Chi vuole fare un uso ideologico della scuola

di Simonetta Salacone*

Dom, 14/02/2010 - 22:59

Ho spedito questa lettera a “Repubblica” e ad altri giornali: Non so se verrà pubblicata.
Repubblica non ha mai ospitato una mia lettera, nonostante utilizzi in maniera “strillata” nei titoli e negli articoli il mio nome e quello della scuola che dirigo.

    Torno sul  tema della “giornata del ricordo” che nella scuola che dirigo (come in moltissime, forse la maggioranza) delle scuole elementari del Paese non è stata celebrata, per  dare alcuni chiarimenti a chi la scuola non la conosce e a chi non fa il mestiere dell’insegnante.
Primo:  la scuola non è luogo di celebrazioni, ma di  educazione attraverso lo studio  e l’approfondimento culturale dei fatti.
Secondo: i contenuti della  programmazione  sono scelti dai docenti, all’interno di “indicazioni programmatiche”  e vengono opportunamente adeguati alle età e alle capacità degli alunni,  alle situazioni e ai contesti.
Terzo: la storia non si legge con l’ottica dei “buoni - cattivi”, la scienza non si affronta secondo le categorie del “vero –falso”, i prodotti dell’arte non si  giudicano  con lo sguardo del “bello – brutto e  del “conforme alla morale corrente” e così via.
Per questo una buona scuola mette a confronto idee diverse, pone dubbi e domande, insegna  ai bambini, sin dalla più tenera età, e poi ad adolescenti e giovani ad affrontare problemi,cercando  risposte nei fatti, nei documenti, nelle  ricerche già effettuate da  studiosi, nella cultura  socialmente consolidata e raccolta nei corpi disciplinari … sapendo però che nessuna risposta è mai  definitiva, che   i prodotti della  ricerca non sono mai acquisiti in maniera definitiva, che ogni contenuto disciplinare  è  rivedibile.
Solo così si  dà spazio al pensiero critico e si aiutano bambini e giovani a non  avere paura delle proprie idee, anzi a saperle   esprimere liberamente, a saper accettare il confronto, senza presunzione, ma anche senza timidezza e ad essere pronti a recedere dalle proprie certezze a fronte di nuove conoscenze e scoperte.
Quarto: l’educazione di bambini e adolescenti deve  sviluppare le  intelligenze di diversa natura e saper far ricorso anche all’emotività, senza che questa sopravanzi alla riflessione. Nel caso specifico di eventi bellici o drammatici, ricordo quanta delicatezza essi pongono se riportati a bambini di età infantile (ai bambini si deve parlare degli eventi drammatici,  ma  con messaggi di  vita e di speranza, non di morte o di violenza non dominabile , come benissimo ha indicato Benigni nel suo film “La vita è bella”)
Quinto: chi pretende di dettare alle scuole  i contenuti della didattica, le  modalità di utilizzo del personale,   strumenti rigidi per la programmazione – verifica - valutazione,  chi pretende di  stabilire dall’esterno per i docenti  regole minuziose di comportamento,  non solo viola l’autonomia di pensiero e la libertà di insegnamento, ma  punta a fare delle scuole luoghi di educazione autoritaria e di  costruzione del consenso (per arrivare ad una scuola di regime ci vuole poco).
Sesto: nessun dirigente o docente pretende di insegnare a politici ed amministratori  il loro mestiere.  Altrettanto rispetto pretendiamo nei confronti del nostro lavoro di docenti e dirigenti scolastici:  sappiamo noi quanto sia delicato il compito di educare che la società ci affida.
Pretendiamo, come i nostri politici ed amministratori, di essere giudicati, con onestà intellettuale, con sguardo attento ai contesti e non general - generico sui risultati che otteniamo.
 I nostri risultati venite a vederli nella scuole che criticate.
La scuola primaria  è scuola complessivamente di eccellenza, come riconosciuto a livello internazionale. La “I. Masih, nello specifico,  esprime un’offerta formativa di  qualità riconosciuta anche da tanti soggetti esterni  e  sarebbe proprio strano che qualcuno intendesse  punirla nelle persone della sottoscritta e dei docenti!!
I vostri risultati,  amministratori e politici, li valutiamo quotidianamente, quando,  di fronte ai nuovi bisogni educativi della società ,  ci proponete solo tagli al personale, agli orari, ai curricola scolastici, all’obbligo scolastico, ai finanziamenti, ai servizi di pulizia, di trasporto, di assistenza… e ci private dei tempi della ricerca, del confronto fra adulti, della relazione con gli studenti, della didattica operativa, dell’aggiornamento professionale.

* Dirigente scolastica della scuola “Iqbal Masih” di Roma


Gentilissima Dottoressa

Gentilissima Dottoressa Salacone,ho avuto modo di incontrarla su questo sito in occasione del dibattito sulla presenza del cricifisso nelle scuole: in quella circostanza espressi, nonostante la mia radicale laicità, un argomentato dissenzo nel merito riportando il ragionamento di Natalia Ginzburg. Del suo scritto odierno, invece, condivido ogni singola parola delle sue riflessioni e, se lei permette, cercherò di diffonderlo in maniera più estesa possibile!
Sono iscritto all'ANPI di Tolentino, città decorata per il contributo di sangue e della vita di tanti nostri giovani fucilati dai nazisti nella strage di Montalto nel 1943.
Da molti, troppi, anni anni vedo che le celebrazioni assumono una retorica sempre maggiore e una partecipazione cittadina sempre minore. Si continua imperterriti a portare questi argomenti nelle scuole senza tener conto minimamente delle sue considerazioni pedagogiche e di metodo critico. Così facendo si nutre ormai quasi il rifiuto a parlare della nostra storia: rifiuto che alimenta un ben più pericoloso sentimento; quello dell'INDIFFERENZA!
Le colpe degli attuali governanti vanno sempre messe in evidenza, come lei giustamente fa: ma non vanno più taciute nemmeno le "nostre" responsabilità che, se nascoste o rimosse, rischiano di provocare danni culturali irreversibili.

La saluto con grande stima augurando a lei e alla Scuola che lei dirige tutto il bene possibile.

Aldo Passarini- musicista compositore - Tolentino Mc


donna di denari