Con de Luca, non di De Luca

di Arturo Scotto

Lun, 15/02/2010 - 06:36

La Campania e la Calabria non sono l’altro Sud di Nichi Vendola. Fulvia Bandoli lo scrive in maniera efficace e puntuale in un pezzo uscito qualche giorno fa sul sito. Denunciando le incongruenze col messaggio lanciato qualche settimana fa dalle primarie pugliese, confessa il timore che le scelte politiche operate altrove su coalizione e candidato mettano a rischio la freschezza e l’originalità della proposta di Sel per il Mezzogiorno.Il fatto che Sinistra e Libertà abbia deciso di sostenere il sindaco di Salerno De Luca nella corsa regionale si inquadra, a suo avviso, perfettamente dentro questa incoerenza. Rischia di offuscare la speranza che si era aperta e, financo, di mettere in difficoltà un movimento innovatore che nel sud potrebbe riaprirsi anche a seguito della vittoria di Vendola in Puglia. Io non credo, lo dico in maniera sommessa e problematica, che ci troviamo di fronte alla vigilia di una dimensione nuova della politica nel Mezzogiorno, nonostante alcuni segnali timidi di ripresa nella società di partecipazione e militanza. La vocazione trasformista delle classi dirigenti, un’economia fragile e infiltrata da una mafia sempre più intelligente e mondializzata, un tessuto produttivo messo alla prova da una crisi che brucia un intero apparato produttivo ed espelle migliaia di lavoratori, una ripresa impressionante dell’emigrazione giovanile, la fabbrica della paura che annichilisce la tradizionale predisposizione all’accoglienza delle donne e degli uomini del sud: questi ingredienti persistono e si allargano.  Napoli e la Campania si collocano dentro questo drammatico contesto, dove la sconfitta di un’opzione che ha pesato per quasi un ventennio nella vita del centrosinistra italiano - consentendo di costruire maggioranze e governi sulla base di un compromesso vasto tra i moderati e i radicali – ha generato la scelta poi nefaste della vocazione solitaria del Pd e l’estinzione di un contrappeso politico e sociale a sinistra. Non voglio ingigantire il ruolo dell’era bassoliniana, che si chiude in maniera dolorosa e drammatica, ma non possiamo nemmeno chiudere la partita esclusivamente derubricandola alla stregua di una pura e semplice disfida tra sistemi di potere e tra bande che si scontrano per il controllo del partito. La svolta dei sindaci agli inizi degli anni novanta si presentò agli occhi di un pezzo consistente del paese come qualcosa di più di una ripresa di efficienza degli enti locali. Sembrava aprirsi dopo la lunga “notte della Repubblica” una nuova stagione di riscatto civile e morale. La corruzione e la penetrazione della camorra nelle istituzioni avevano raggiunto livelli tali da rendere intollerabile il costo della politica, incandescente il clima sociale, immobile il tessuto economico. Quello scossone inaugurò una rivoluzione che ben presto sarebbe stata tradita, forse perché si basava su presupposti fragili, ivi compresa la personalizzazione eccessiva della politica, derivata dal meccanismo dell’elezione diretta, e la difficoltà di ricostruire corpi politici e culturali intermedi in grado di ricomporre realmente una dialettica democratica compiuta e dinamica. Abbiamo assistito alla crescita di un ceto amministrativo che fino a quando ha avuto consenso è riuscito anche ad interpretare i sentimenti e le aspettative delle persone, senza mai, tuttavia, prescindere dalla logica del partito personale. Tanti ne sono fioriti in questi anni e nessuno di questi ha vissuto una parabola positiva. Cosa erano i verdi di Pecoraro Scanio? Cosa era l’Udeur di Mastella? Cosa erano i popolari di De Mita? Una congerie di sigle che hanno contribuito a definire equilibri di carattere nazionale,  condizionando il profilo della coalizione esattamente grazie al proprio margine relativo qui in Campania. Attenzione: il notabilato e il clientelismo hanno contato quanto la fabbrica del programma nella breve esperienza del governo Prodi, accelerandone la crisi di popolarità nonchè la paralisi decisionale. D’altra parte, la crisi del meridionalismo democratico, di cui pure Antonio Bassolino poteva essere degno erede, ha giustificato il progressivo  spostamento del software culturale al nord, privando il resto del paese di una propria autonoma elaborazione, incapace di rappresentarsi e, dunque, di difendersi. Nonostante quanto scrive Luca Ricolfi, a proposito di un presunto saccheggio di risorse ai danni del settentrione produttivo perpetrato dalle classi dirigenti meridionali, lo Svimez ancora oggi ci dimostra che la spesa pubblica in conto capitale per il Sud è scesa progressivamente dall’insuffiente 40,7 del 2001 al misero 34,3 del 2009. Tutto questo al netto del 45 per cento programmato nei DPEF ( eccetto l’ultimo che non ne fa menzione) degli ultimi dieci anni. Se uniamo tali dati alla sciagura del federalismo fiscale e all’esaurimento nel 2013 dei fondi strutturali europei, ci rendiamo conto che questa manfrina mediatica -  secondo cui la messe di danaro pubblico arrivata a rimpinguare le casse delle “regioni  obiettivo 1” sarebbe superiore al passato – è del tutto priva di fondamento.  Così il sud è diventato emergenza e le politiche che gli sono state consentite hanno fatto leva esclusivamente su questo presupposto. L’emergenza, si sa, ingrassa chi deve ingrassare, ma distrugge la fiducia nella mediazione democratica. Bertolaso docet.  I rifiuti, come il terremoto negli anni ottanta, sono stati l’apoteosi del sistema emergenziale. La “pezza a colori” che ha consentito il restringimento definitivo degli spazi democratici e l’allargamento infinito di una società civile rapace che ha edificato fortune e prodotto una vera e propria rivoluzione passiva. Le poche timide denunce che venivano avanti o apparivano strumentali al gioco politico oppure  venivano messe a tacere in quanto tutto era consentito in una fase straordinaria. Così la sinistra ha scelto la strada dell’ “autocommissariamento”, rinunciando a qualsiasi funzione critica e relegandosi in una marginalità permanente. Oggi siamo a questo. E’ una vicenda grande e terribile che ha prodotto disastri morali, prima ancora che politici. Non voglio fare del cattivo storicismo, dicendo che le soluzioni dell’oggi stanno tutte scritte nei limiti e nei fallimenti di ieri, ma il perché esce De Luca dovremmo pur chiedercelo. Perché a un certo punto dal vortice di eventi che hanno piegato Napoli nel ruolo di capitale della monnezza, emerge una soluzione più a destra, che inevitabilmente rivela i connotati plebiscitari che tutti conosciamo? Per anni nel partito da cui provengo la parola discontinuità ha attraversato comitati politici, animato congressi, arricchito documenti. Non ricordo una discussione senza che questo argomento venisse lambito, senza mai chiarirne i contorni e i contenuti.  Discontinuità nei programmi? Nei metodi di gestione? Nel personale politico? Talvolta addirittura si accedeva a formule ambigue ed inoffensive del tipo “discontinuità nella continuità”. Insomma, diagnosi dei sintomi piuttosto debole e, di conseguenza,  cura delle cause altrettanto insufficiente. E’ chiaro che in questo quadro De Luca rappresenta un trauma. La rottura più pesante e, allo stesso tempo, più azzardata. Vive di luce propria, appare estraneo agli errori di questi anni, parla direttamente a un vasto elettorato senza rappresentanza. Si presenta con la fama decisionista e convince anche gli elettori di sinistra stremati dai ritardi e dalle inefficienze. E’ la discontinuità, non importa se di destra o di sinistra. Se non facciamo i conti con questo paradosso, con questa mistificazione della verità, che, tuttavia, macina consensi ed apprezzamenti, rischiamo di risultare estranei a quello che si muove fuori dalle nostre discussioni e dai nostri travagli . Possiamo anche decidere di ignorare questo sentimento, ma finiremmo esclusivamente per relegarci dentro la gabbia della testimonianza e del minoritarismo. L’eterogenesi dei fini talvolta rappresenta una legge quasi scientifica in politica: la nostra evocazione del cambiamento – senza mai essere stati in grado di costruirlo e praticarlo- ha prodotto un vero e proprio effetto boomerang. Alla fine è arrivato il sindaco sceriffo capace di fustigare il malcostume politico, di smentire il refrain del sud statico e fannullone, di delineare una sorta di alternativa del diavolo, coniando la parola d’ordine “o noi o i casalesi”. Slogan che fanno poca presa sul campo più politicizzato, ma che convincono e mobilitano il pezzo più largo dell’elettorato del centrosinistra. Per queste ragioni il polo alternativo – nonostante i roboanti quanto inefficaci proclami di De Magistris - non ha preso piede, perché era assente nella testa dei militanti democratici e di sinistra, prima ancora che nei gruppi dirigenti, che pure ci hanno provato, segnando su questo terreno il passo e conseguendo una effettiva sconfitta. Questa a me sembra la chiave di lettura più corretta, senza nascondere problemi e senza tacere errori.  Sta a noi, oggi, provare ad essere con De Luca, senza essere di De Luca.


Caro Arturo, proprio non

Caro Arturo,
proprio non condivido: il tuo "Con De Luca, non Di De Luca" è solo un artifizio retorico.
Quando stai con De Luca, o sei di De Luca o semplicemente non esisti; fra l'altro le prime sconcertanti battute di De Luca confermamo ogni funesta previsione e sarà sempre peggio più si andrà avanti nella campagna elettorale.
Faccio mie invece tutte le considerazioni di Fulvia Bandoli, comprese le ultime fatte in relazione al tuo assolutamente non condivisibile intervento.
Carmine Esposito
(comp. segr. prov. Sel Salerno)


Caro Arturo mi dispiace ma

Caro Arturo mi dispiace ma non mi persuade il tuo pur lungo articolo che non risponde a nessuna delle domande che ho cercato di porre a tutti noi nella mia nota che rimetto qui di seguito.
Io non teorizzo isolamenti o posizioni testimoniali, tu mi conosci e sai bene che non è questa la mia cultura politica. Io credo che per essere una Sinistra che fa della buona politica la sua carta di presentazione serva cominciare ad usarla. Abbiamo fatto errori nel passato, sicuramente si e tanti, come ad esempio il non uscire da alcune giunte, ma proseguire mi pare ancora più grave. con affetto Fulvia Bandoli

ARTICOLO BANDOLI
Orientamenti e disorientamenti : cosa vuol essere SEL nel Mezzogiorno?

Non è facile essere sempre coerenti con i principi di una buona politica, a volte le contingenze condizionano e i ritardi pure. Stavolta parlo per me e solo per me. Per fare chiarezza nella mia testa e spesso l unico modo che ho è quello di scrivere o di diiscutere con altre e altri le mie opinioni.
Per me la coerenza è un principio che va perseguito, a volte ci si riesce e a volte no. Ma tendere alla coerenza bisogna, in politica soprattutto altrimenti si è come foglie al vento.
Sinistra Ecologia Libertà nasce per cercare di dar corpo ad una buona politica di sinistra, per essere una sinistra autonoma e competitiva con il Pd ( il che non esclude alleanze ma non significa mai appiattimento), una sinistra che ha una cultura di governo ( che non vuol dire non stare al governo per forza ma porsi sempre il tema della soluzione dei problemi che si incontrano anche stando all opposizione), una Sinistra che mette al centro il lavoro e la qualtà ambientale dello sviluppo come due cose che si tengono e non alternative tra loro, una Sinistra solidale e parte di un mondo multietnico e dunque contro ogni forma di razzismo, una Sinistra giusta e dunque non giustizialista, che crede nello stato di dirtto per tutte e tutti, una Sinistra che vede la differenza e la libertà femminile come uno dei fondamenti del proprio profilo, una Sinistra che non rinuncia mai alla non violenza e alla laiciità.
Questi principi ognuno a suo modo si sono perfettemente incarnati nella battaglia fatta in Puglia per difendere e affermare il diritto di Vendola a candidarsi per un nuovo mandato, contrastando una visione solo numerica e matematica delle alleanze, e per questa ragione ho scritto in un altra nota che l'esperienza pugliese "ci costituiva" ( era cioè per noi emblematica ed esemplare) più di qualsiasi assemblea. In questi giorni mi sono chiesta se Sel sia riuscita sempre a dar corpo a quei principi nella scelta delle alleanze per regionali o nell apppoggio a questo o quel candidato. E purtroppo la mia risposta non è positiva. Mi pare che la situazione che ci troviamo davanti sia eccessivamente variegata e non lo dico per menar scandalo ma solo per ricordare a noi tutte e tutti quanto lavoro su noi stessi ci sia ancora da fare. Faccio solo due esempio per tutti...nel sud c'è da molti anni un problema serio legato alla incapacità di governare ( incapacità che coinvolge giunte di destra come in Sicilia ma anche di centro sinistra come in Campania e Calabria), in queste realtà la nostra posizione ( proprio per rimarcare la diversità positiva della Puglia) dovrebbe caratterizzarsi per il massimo di rigore e di innovazione nel modo di fare politica, nelle pratiche, nei contenuti e anche nella scelta delle persone. Io non sono mai stata tra coloro che hanno urlato a squarciagola che un avviso di garanzia era un motivo bastante per non candidare una persona ( anzi io penso che sia come dice la legge solo un istituto a garanzia di chi lo riceve) e dunque non valuto la candidatura di Loiero o di De Luca dal punto di vista della giustizia...credo che queste due persone non siano esempi di buona politica per ciò che hanno rappresentato in questi anni, Loiero per la totale incapacità a governare la sua regione e De Luca per il fatto che la sua idea di convivenza con gli immigrati e la sua idea di sicurezza sono quanto di più distante possa esserci da ciò che dovremmo rappresentare noi. Lo stesso potrei dire di Penati, candidato in Lombardia, che sugli stessi temi esprime orientamenti analoghi. Inoltre non apprezzo in linea di principio le sorde e durature contrapposizioni personali e purtroppo in Campania da oltre quindici anni si contrappongono, pur nello stesso partito, due gruppi che non si risparmiano colpi durissimi ( Bassolino da un lato e De Luca dall'altro) e anche per questo era giusto che noi fossimo gli interpreti di un superamento di entrambe queste logiche.
Ma De Luca può vincere mi hanno obiettato alcuni....e di fronte a questa motivazione io non posso far altro che dire che anche noi abbiamo tante cose da mettere a punto...e non perchè a me piaccia perdere ma perchè non intendo vincere al di sopra dei principi nei quali credo.
Questa naturalmente è solo la mia opinione personale e vale come tale. Noi siamo in fase costituente e dunque è bene che subito dopo le lezioni di questo e di altro si discuta a fondo. Altrimenti il nostro profilo resterà indeterminato e difficile da cogliere. Vendola, la sua giunta e il governo della Puglia sono stati un segnale di speranza e di rinascita per tutto il mezzogiorno, quel segnale noi dovremmo portare dovunque.

Fulvia bandoli


Mi spiace ma non condivido

Mi spiace ma non condivido l'assunto del compagno Arturo per cui battere la destra in Campania va bene anche un personaggio sostanzialmente di destra come De Luca.La Campania è stata sgovernata da Bassolino e dalle macerie, esaltate da stampa e Tv,se ne potrà uscire col decisionismo e la proposopea del demiurgo.

Arturo dice in sostanza che opporsi a scelte di real politic si finisce per fare testimonianza,ma allora mi spieghi perchè io e lui già PCI,PDS e DS non siamo entrati nel PD.Lo abbiamo fatto perchè non condividevamo quel progetto perchè di fatto portava quel partito,per l'eterogenità,su posizioni moderate e sarebbe il male minore,ma anche di compromessi quasi sempre al ribasso e perdenti.Già perchè non è detto che la vittoria sia probabile.Ed allora mi domando possibile che in Campania,dove vivono tante persone intelligenti,moralmente integre e di forte personalità,non è stato possibile fare altra scelta?
Possibile che non ci fosse un "vendola",cioè un personaggio onesto ma deciso a spezzare la logica imperante del meno peggio?Il pragmatismo a tutti i costi è stato quello che ha annichilito la sinistra che da oltre 20 anni non ha indovinato una scelta che una.
La ragione di stato deve prevalere.Mi resta sempre più difficile adeguarmi.


De Luca: «Berlusconi?

De Luca: «Berlusconi? Meglio del Pci».
15 febbraio 2010, dal Corriere della Sera,di GOFFREDO BUCCINI, "...dicono che nel rapporto con la sua gente abbia un tratto berlusconiano. Lui ci pensa un attimo, poi risponde: «Di Berlusconi mi piace che è esattamente come si presenta, autentico. Rifiuta ogni doppiezza, io lo trovo apprezzabile». Non si fa in tempo a stupirsi per la sviolinata che lui ci aggiunge un carico: «Se c’è una cosa che disprezzo della mia tradizione politica è la doppiezza permanente, l’ipocrisia. La parte peggiore del Pci e dei suoi eredi? Le classi dirigenti, direi»....All’ultimo, «lo Sceriffo», perché è lui a far prendere a manganellate dai suoi vigili gli extracomunitari che sgarrano e talvolta guida le retate: «Io rappresento la destra europea», dice, dopo aver cannibalizzato quella del consiglio comunale. «Sono un gobettiano liberale»....Lo spin doctor della campagna elettorale è Claudio Velardi, stesso lavoro anche per la Polverini sul fronte opposto: «Il tratto trasversale era già la caratteristica di Vincenzo», si schermisce. Ma il trasversalismo è stato accentuato anche per acchiappare voti a destra, l’omaggio a Berlusconi non arriva a capocchia. Il deluchismo promette ai salernitani riscatto da complessi antichi come quello verso Napoli (sorellastra e tiranna) e verso la Costiera amalfitana (di cui Salerno è stata finora solo una porta d’ingresso). «Il deluchismo non esiste», dice De Luca. Poi però, usa la locale Lira Tv come la videocamera dei nipotini, per lanciare un proclama a settimana: l’ultimo pro-Bertolaso, «fino a sentenza gli indagati sono persone perbene». E nel contestatissimo progetto del Crescent, il gigantesco emiciclo sul mare disegnato dal catalano Ricardo Bofil, suggerisce come ciliegina nella piazza Libertà (che s’immagina più «grande di San Pietro») un sobrio mausoleo per le proprie ceneri quando, tra mille anni, passerà a miglior vita..."


Consiglio ai Dirigenti di

Consiglio ai Dirigenti di leggere questo articolo del Corriere del Mezzogiorno di oggi: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/politica/2010/1...


All'indomani del 'ripudio'

All'indomani del 'ripudio' veltroniano del Lingotto mi ero permesso di chiedere ai dirigenti di Sinistra Democratica e delle altre forze della cosiddetta sinistra radicale, ancora nella coalizione del governo Prodi, di operare una scelta di dignità e di chiarezza: uscire da tutte le amministrazioni periferiche del centrosinistra per favorire un chiarimento politico vero a livello centrale. Mi fu risposto, anche se non direttamente (i nostri dirigenti - non se ne abbia a male Arturo Scotto cui indirizzai la mia proposta - non hanno la buona abitudine di rispondere ai semplici militanti che non contano praticamente nulla) che le realtà locali erano cosa ben diversa dal governo del paese e che, quindi, facendo appello ad una vera e propria schizofrenia, dovevamo incassare l'emarginazione da parte del PD a livello centrale e nello stesso tempo collaborarci a livello locale come se niente fosse. Voglio sperare che almeno i dirigenti giovani ed 'intellettualmente curiosi' come Scotto si rendano conto che offrire quello spettacolo di attaccamento alle poltrone si è rivelato un errore. Di autentica irresponsabilità politica laddove invece si voleva far credere, ai militanti più ingenui,esattamente ...il contrario.
Concordo, quindi, con Scotto (ma partendo da posizioni assai diverse) che quel 'compromesso' con la 'c' minuscolissima ( come minuscolo è sempre l'attaccamento alle poltrone) tra moderati e radicali' ha generato la scelta nefasta della vocazione solitaria del PD e l'estinzione di un contrappeso politico e sociale a sinistra'. Ma che su questo clamoroso e quasi doloso errore politico si abbia, oggi, il coraggio di farne altri come l'aver rinunziato ad aprire, sia pure fuori tempo massimo, un serio dibattito sull'esperienza bassoliniana che potesse approdare alla individuazione di un candidato diverso da De Luca, questo mi pare davvero troppo. Che ne è stato del 'laboratorio campano', articolato in gruppi di lavoro e di studio che avrebbero dovuto coinvolgere i tanti disaffezionati dalla politica? Perchè Arturo e gli altri dirigenti di Sinistra Democratica non ne hanno consentito il decollo? E come si fa, oggi, a ripetere i soliti luoghi comuni secondo i quali essere coerenti (alla Bandoli, tanto per capirci) significherebbe 'relegarci dentro la gabbia della testimonianza e del minoritarismo'? E con quale coraggio ci permettiamo, caro Arturo, di etichettare la coerente posizione di De Magistris come 'roboante quanto inefficace proclama'?
Che almeno torni a circolare, nelle nostre fila, un pò di prudente e costruttivo senso autocritico.
Giovanni De Stefanis, SeL Portici


Spiace davvero sentire

Spiace davvero sentire alcune delle affermazioni contenute in questo articolo soprattutto perchè evidenziano il distacco, ormai incolmabile senza una netta inversione di rotta, che la sinistra "istituzionale" ha con la società civile. De Luca non è Salerno ne uno Sceriffo, non è un decisionista ne l'amministratore rigoroso che purtroppo pensate ma esclusivamente un piccolo ducetto di provincia che tanto piace alla masse. Più che di un progetto politico è portatore di un populismo estremo o per meglio dire il massimo esponente di quello che ci piace definire il "qualunquismo rivoluzionario". In questo contesto si sacrifica sul piano della efficienza (anche qui da verificare) ogni principio di legalità (nelle sua accezione pura e non riferita alle indagini che poco ci interessano), di democrazia e di partecipazione democratica. Non si tratta di una pura enunciazione teorica di principi ma la consapevolezza che senza queste ultime non vi è mai un progresso civile e sociale (leggasi: quando i treni arrivavano in orario). Occupazione militare dei centri decisionali, indebolimento delle strutture democratiche, mancata applicazione di norme in tema di partecipazione popolare, conservazione di apparati clientelari (Società miste) serbatoio di voti e chiaro binomio delinquenza/politica non rappresentano nessuna discontinuità ma la triste affermazione di una concezione politica da Prima Repubblica. Spiace che una Sinistra completamente assente, che non si è mai interessata delle battaglie civili che stiamo conducendo sul territorio come quella di rendere effettivo lo Statuto Comunale e gli istituti di partecipazione popolare, sostenga proprio chi ha esplicitamente dichiarato "inutili e superflui" tutti questi strumenti perchè "a Salerno basta De Luca". Su queste premesse l'unica cosa certa che in Campania vincerà la destra!!! E poco importa se sia la destra delle sigle partitiche (Caldoro) o la destra di fatto (De Luca).
P.S.:E che basti solo lui, che il Comune sia una proprietà privata lo dimostra anche l'uso personale del sito istituzionale del Comune di Salerno dove compare questo titolo:
Risposte di merito agli attacchi mediatici e alla cialtroneria in relazione alle vertenze del lavoro Seapark ed MCM e relativi atti giudiziari. ( http://www.comune.salerno.it/client/scheda_news.aspx?news=2083&prov=76&s... )

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Articolo dei 1 gennaio 2010 su hopfrog.it

Il 2010 si è aperto nel segno della continuità: De Luca, neo-principino elettivo di Salerno ha sparato subito le sue "palle" propagandistiche e populistiche.

"Salerno è la città giardino che le persone provenienti da ogni parte d'Italia hanno potuto ammirare. Qui non ci sono rifiuti, non c'è la criminalità, non ci sono i Casalesi. Il prossimo anno brinderemo nella piazza sul mare più grande d'Europa perchè completeremo Piazza della Libertà. E l'anno successivo brinderemo con la nuova Piazza della Concordia e con la "Vela" alta 70 metri.... Un grande successo in un clima di serenità e sicurezza che ha prodotto anche un notevole beneficio per il commercio locale".

* Vi sono numerosissimi dubbi sulla gestione delle Licenze su esercizi commerciali che aprono, richiudono, cambiano gestione, evidentemente solo per riciclare denaro di dubbia provenienza (Casalesi?) . Ma sicuro sia una grande vittoria aver scelto di aprire invece il "Palazzo" ai "Casalesi", anzi per meglio dire consegnarlo completamente nelle loro mani? E' proprio li, infatti, che adesso governano ("Casalesi", camorra in doppio-petto, lobby politico-affaristiche sviluppatesi e consolidatesi proprio attraverso De Luca) determinando scelte al di fuori di ogni controllo sociale e politico! E' li che, in cravatta e doppiopetto hanno già determinato la maggior parte delle scelte urbanistiche di questa Città distruggendo completamente il tessuto storico-sociale del Centro Storico (trasformato in un gran-bar all'aperto) sacrificando sull'altare della mera speculazione economica (Casalese?) storia, cultura e tradizioni di cui i nuclei familiari, i gruppi e le aggregazioni sono gli unici portatori (e non le strade pulite). Ed i "Casalesi" in Piazza festeggiano con i soldi pubblici anche la nascita del nuovo quartiere sul mare: perchè si tratta di questo, di una vergognosa, ignobile, volgare e distruttiva speculazione edilizia privata di cui la Piazza della Libertà ne costituisce il "giardino condominiale" ;
* Per quanto riguarda invece i rifiuti, De Luca, gira l'ostacolo parlando di un diritto legittimo dei cittadini (quello di avere servizi decenti) come una grande vittoria ma, chissà perchè non parla dell'inceneritore che ormai sottrattogli da possibili speculazoni è diventato d'un tratto solo un peso ed un inutile strumento produttore di danni (anche il diritto a non essere avvelenati dovrebbe essere un diritto dei cittadini);
* Sul commercio poi davvero si tocca l'apice, si camuffano dati e fatti. La politica commerciale di De Luca (fatta di alberi alti 70 metri e Luci - tipica da Paese dei Balocchi) è totalmente insufficiente anzi potremmo dire completamente assente! E' una politica che ha determinato la proliferazione della Grande distribuzione a danno del cosiddetto "negozio sotto-casa" . Una politica che solo nell'ultimo anno ha fatto chiudere numerosissime attività (mentre molte altre stanno per chiudere i battenti) con inevitabili conseguenze sociali ed economiche disastrose. E' poi oltremodo ridicolo continuare ad avere una "Zona Industriale" solo sulla carta quando tutta l'area è stata trasformata, da una politica dissennata, in una area commerciale che succhia solo il sangue al territorio portando i capitali prodotti nelle tasche di gruppi imprenditoriali che nulla hanno a che fare con Salerno e la sua provincia;
* Le politiche sociali di questo "signorotto di provincia" sono poi completamente assenti e purtroppo questa situazione è ben nota a quanti si sono trovati o si trovano in condizioni disagiate, di bisogno o di assistenza. Ma questa per De Luca è una parte della popolazione che interessa poco: non partecipa alle feste, non può acquistare appartamenti in Piazza della Libertà e non andrà mai a spendere qualche centinaia di € nella grande vela salernitana. Saremmo davvero curiosi di sapere cosa intende fare per quella parte di cittadini costituita da famiglie monoreddito, disoccupati, situazioni in palese stato di disagio, marginalità sociale. Al momento le uniche azione intraprese sono state quelle di "multare" i barboni sul Lungomare (sic!);
* Politiche del lavoro? La più fiorente industria salernitana è costituita dalle Società Miste ovvero della più scandalosa ed ignobile gestione politica del lavoro e dei lavoratori. Il nostro "furbetto, pur sempre di provincia" alle domande (per la verità timide di qualche sindacalista) ha risposto che "si opera nell'ambito della Legge"; In poche parole: le assunzioni sono pilotate? non vi sono criteri di trasparenza? i "Casalesi" della politica sono gli unici a decidere per proprio interesse personale o politico chi assumere? "Non prendetevela con me perchè in effetti la Legge lo consente" dice De Luca - ma in questa affermazione c'è una doppia bugia: 1. nelle Città "senza Vela" ma con alti livelli di vivibilità le Società Miste (orpello politico della 1a Repubblica) sono state eliminate proprio perchè carrozzoni politico-clientelari; 2. le Leggi (Regolamenti e Statuti) sono emanate dallo stesso Ente partecipante cioè dallo stesso Comune, cioè dallo stesso De Luca.
* Libertà. Parliamo di una libertà diversa da quella che intende il "Principe" (ed i suoi scagnozzi), parliamo di una Libertà reale non quella che può essere usata sull'insegna di una Piazza. Di una Libertà dinamica e partecipata! Di una Libertà attuata anche attraverso la realizzazione degli strumenti necessari e fondamentali tra i quali lo Statuto Comunale che rappresenta la "Carta Costituzionale", il "Patto sociale" tra i cittadini salernitani. A 20 anni invece dall'approvazione, il concetto di Libertà del Sindaco di Salerno, ci regala una perla speculativa chiamandola inopportunamente "Piazza della Libertà" ma impedisce e continua a non far discutere sul Regolamento di attuazione dello Statuto comunale.
* Propaganda. Troppo facile e troppo semplice in un contesto culturale già ridotto ai minimi termini, costruire una realtà diversa per scopi speculativi, propagandistici (senza negare anche l'innata indole populistica-qualunquistica di De Luca). Siamo in presenza di uno Staff di professionisti della comunicazione che fanno e sanno svolgere appieno il loro lavoro mentre dall'altra parte abbiamo una massa ineducata alla lettura critica delle notizie e delle fonti di informazioni, cittadini distratti e confusi, disarmati davanti alle armi della comunicazione massificata. Sembra lo slogan di uno dei giochi "...ti piace vincere facile?" ed in effetti è proprio così.


donna di denari