di Simone Sabattini*
Mar, 09/03/2010 - 06:23
Un fiume di condanne. Tutte o quasi senza effetti, le poche contestazioni non prescritte infatti risultano coperte dal beneficio dalla sospensione condizionale della pena e se mai dall'indulto. Però il dato è che tutti gli imputati sono stati condannati per tutti i reati a loro contestati. In processi di queste dimensioni con tantissimi imputati e tanti capi di accusa è veramente raro che ciò accada.
Verrebbe da pensare che quello che la Corte di Appello ha sanzionato è un unico addebito a carico di tutti: la tortura.
In Italia non si chiama con il suo vero nome nei tribunali, per ragioni poco chiare e ancor meno condivisibili non è stato introdotto il delitto specifico di tortura, si chiama violenza privata, abuso di mezzi di correzione e d’ufficio, percosse, ingiurie, minacce e lesioni, poi spesso si accompagna a qualche falso per coprire il misfatto e un po’ di omertà. E il tutto anche se compiuto da funzionari dello Stato è punito in maniera del tutto irrisoria.
Questo è accaduto a Bolzaneto, questo in realtà è stato sin dal 2001 contestato a trentadue funzionari di polizia, carabinieri, guardie e medici penitenziari che sono stati tutti condannati dalla Corte di Appello di Genova. Un fiume di condanne e un fiume di denaro a favore delle parti civili che lo Stato sborserà al posto dei funzionari. Dunque oltre ad aver pervicacemente lasciato in servizio tutti gli imputati per i fatti di Bolzaneto, compresi i pochi che erano stati condannati in primo grado, ora lo Stato dovrà pagare anche i danni da costoro provocati nel luglio del 2001.
La Corte di Appello di Genova ha dunque ribaltato in gran parte la decisione del Tribunale superando la visione ristretta sposata dai primi giudici. Ad opporsi al primo giudizio erano stati i pubblici ministeri, affiancati dalla procura generale e tutte le parti civili che avevano creduto nelle possibilità dell’appello addirittura più della pubblica accusa impugnando su tutte le posizioni. E alla fine hanno avuto ragione.
Non sono ancora state pubblicate le motivazioni e dunque è impossibile commentare il pensiero dei giudici, ma certamente, per come sono andate le cose, si può anticipare che i tre giudici della Corte abbiano ritenuto diversamente dai primi giudici che quanto è stato fatto a Bolzaneto sono condotte abiette e crudeli e, soprattutto, che tutti coloro che erano stati individuati come appartenenti alla catena di comando che ha operato e gestito il centro di detenzione provvisorio di Bolzaneto, anche e verrebbe da dire soprattutto i gradi alti, erano e sono responsabili di ciò che è accaduto.
Certamente sono sin da ora valutabili alcuni effetti che questa sentenza genera senza bisogno di leggere le motivazioni: cade il timore che non possa essere giudicato l'agire della polizia nel momento in cui agguanta il cittadino prima di metterlo a disposizione del giudice; questo era certamente uno dei temi più del delicati posti sotto l'attenzione dei giudici anche alla luce dei molti episodi che necessitano di questo accertamento avvenuti in questo ultimo periodo. Le sentenze su Bolzaneto nel bene e nel male sono destinate, per le dimensioni del fenomento e il numero dei contraddittori, a rappresentare un punto di riferimento per gli altri giudici ed è un bene che, accanto a una soluzione così riduttiva circa le responsabilità come quella adottata dal Tribunale, la Corte di Appello abbia risposto ribadendo la necessità di responsabilizzare capi e sottoposti in caso di abusi.
Il secondo effetto che può essere sin da subito apprezzato è un complessivo sollievo da quel presagio di generalizzata impunità per i gradi alti delle forse del l'ordine che, a seguito della sentenza di primo grado, si cominciava ad affermare su tutto il resto e che ora cede il passo all'idea che si sia riafermata la ne cessità di un più equo trattamento alla stregua dei normali canoni di applicazione della pena nei processi italiani.
Tutto questo con un occhio al processo per i fatti della Diaz che va a concludersi entro questo mese di marzo 2010 e con l’altro già alla Cassazione che giudicherà su entrambi i processi.
*avvocato di parte civile
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