Contro la restaurazione dell’immunità parlamentare

di Carlo Leoni

Dom, 24/01/2010 - 22:10

Sembra incredibile ma nel mondo politico italiano è tornata di moda l’immunità parlamentare. Il ripristino, in una forma o nell’altra, di questa prerogativa, abolita all’inizio degli anni novanta, viene chiesta e proposta da esponenti della maggioranza così come del PD e dell’UdC. Di che cosa si sta parlando in realtà ? Su questo punto occorre essere chiari. Nella Costituzione italiana vigente una particolare immunità per i parlamentari è riconosciuta e riguarda questioni importanti. L’articolo 68 afferma che il parlamentare non può essere chiamato in giudizio per le opinioni espresse, oltre che per gli atti compiuti, nell’esercizio delle sue funzioni, e dichiara che senza l’autorizzazione della Camera di appartenenza non è possibile sottoporre il parlamentare ad intercettazioni né a misure cautelari restrittive della libertà personale.
Quel che invece è possibile senza il voto delle Camere, dopo la riforma del ’92, è sottoporre il parlamentare ad indagini, chiamarlo in giudizio, imporgli sanzioni nel caso di condanna.
E’ evidentemente su questo ultimo punto, quindi, che si è riaperta la discussione : si ritiene sbagliato, da parte di taluni, che la magistratura possa sottoporre ad indagine e poi giudicare un parlamentare senza il voto preventivo delle Camere.
E’ davvero difficile, per chi scrive, rintracciare il fondamento oggettivo di questa discussione e di questi tentativi di restaurazione ( in senso tecnico ) della vecchia normativa.
Non mi stupisce che i più convinti alabardieri a sostegno di questa causa siano nel PdL e non solo per la pervicace ricerca di impunità da parte del loro leader ma perché da quelle parti sono effettivamente convinti che per il semplice fatto di essere eletti dal popolo – anche se in realtà sulla base della legge elettorale attuale si tratta di nominati dai partiti – non si possa essere neanche sfiorati dall’azione autonoma degli altri poteri dello Stato. E’ il trionfo della partitocrazia, seppure in versione plebiscitaria, proprio da parte di chi “scese in campo” contro i partiti, corteggiando Di Pietro e Davigo per il Viminale.
Stupisce invece che nel PD si levino voci a favore di quella restaurazione e non riesco a capirne le ragioni. Dico per inciso che non si tratta di voci isolate : ne ha scritto su Repubblica, nei giorni scorsi, Luciano Violante che in quel partito ricopre proprio l’incarico di responsabile delle politiche istituzionali. E’ vero, e sarebbe disonesto non riconoscerlo, che Violante e altri esponenti del PD pongono talune condizioni e delimitazioni al ritorno all’immunità totale. Ma è un fatto che di questo essi stessi discutano.
Giacché voglio escludere che ci sia l’intenzione di ritoccare, in un punto così delicato, la carta costituzionale per mere ragioni di convenienza tattica, mi chiedo quale  sia la convinzione di fondo che muove il Pd a ritenere necessaria questa revisione costituzionale.
Pensano davvero che la magistratura stia esagerando in un particolare accanimento contro i parlamentari ? E ritengono che questi ultimi siano così indifesi di fronte a tali presunti attacchi da non essere più sufficienti  le immunità previste dall’attuale articolo 68 ?
Anche il più distratto osservatore della politica nostrana sa che ad entrambe queste domande non si può che rispondere negativamente.
La realtà è invece l’esatto contrario di quella che viene descritta dai sostenitori del ritorno all’immunità totale quando reclamano per quella via “ un nuovo equilibrio tra politica e ordine giudiziario”.
 La realtà è quella di un Presidente del Consiglio che impone al Parlamento, tramite i suoi avvocati-deputati, leggi pensate solo per non essere processato ( una immunità ad personam ). La realtà è quella di un sottosegretario come Cosentino, accusato da diversi pentiti di essere un referente della camorra, che viene salvato con i  voti della sua maggioranza dalla richiesta dei magistrati di essere sottoposto a misure cautelari. E potremmo continuare perché la casistica delle autoassoluzioni è purtroppo estesa.
Non mancano certamente quindi a questa maggioranza la spudoratezza e la protervia di garantirsi tutte le immunità che vogliono.
L’opposizione parlamentare queste cose le sa e spesso le denuncia. Ma allora  dovrebbe arrivare a conclusioni del tutto opposte rispetto a quelle che propongono di ritornare al passato.
La Costituzione del ’48 prevedeva una forma ampia di immunità dei parlamentari perché dopo un ventennio autoritario la preoccupazione fondamentale era giustamente quella di preservare la libertà e l’indipendenza degli eletti dal popolo con metodo democratico. E più ancora si deve dire che la libertà dei parlamentari è una condizione della libertà di un Paese. Per questo il pensiero democratico e liberale ha sempre sostenuto l’esigenza di uno status particolare dei parlamentari rispetto a tutti gli altri cittadini.
Ma con il passare del tempo le prerogative si sono trasformate in privilegi proprio per l’uso eccessivo e indiscriminato che ne è stato fatto. Per questo il legislatore costituzionale degli anni novanta intese porre rimedio ad una situazione che l’opinione pubblica considerava ormai non più tollerabile, e lo fece in modo tale da restringere l’ampiezza di quei privilegi.
E’ mia convinzione, quindi, che quello descritto nell’attuale articolo 68 della Costituzione sia un giusto equilibrio tra esigenze di libertà e principi di responsabilità e come tale non vada modificato. L’unica innovazione che riterrei ragionevole e che andrebbe elaborata, con il concorso di studiosi, giuristi e costituzionalisti, può essere quella di una normativa volta a sottrarre alle maggioranze politiche il potere di decidere chi deve andare in carcere e chi no, chi deve essere giudicato per le opinioni espresse e chi no. Una innovazione resa ancor più necessaria dalla competizione sostanzialmente bipolare che si è ormai consolidata nel sistema politico italiano. Ci vorrebbe una istanza  terza e imparziale per dirimere le controversie previste nell’art. 68.
Per il resto, serve una battaglia culturale, politica e  parlamentare contro il disegno di restaurare un sistema castale protetto da una gabbia di privilegi del tutto immotivata e inaccettabile.
Per come vanno le cose in Italia, per i progetti putiniani  di Berlusconi contro la magistrature e la libertà di informazione, quella del rifiuto della totale immunità dovrebbe essere materia non negoziabile, un argine di decenza e di civiltà giuridica irrinunciabile.
Il problema dell’Italia non è quello di avere governanti ulteriormente protetti ma quello di avere una classe dirigente onesta, che restituisca alla politica l’immagine pulita di un servizio e di un progetto necessari alla collettività.
Una ultima domanda ci frulla nella testa e non riesce a trovare una risposta, se non maliziosa : perché tra i paletti e le condizioni del PD per il dialogo sulle riforme non compare mai il “conflitto di interessi” ? Una dimenticanza ?


salremod L'unica riforma

salremod
L'unica riforma possibile sarebbe a mio avviso quella di prevedere per i reati dei parlamentari e dei presidenti del consiglio una corsia privilegiata per un processo rapido che si celebri subito e che spazzi via ogni ombra o porti ad una eventuale condanna. Questa è democrazia ! Un parlamentare, un capo di Governo non dovrebbero nemmeno essere sospettati, altro che processo alla fine del mandato. E se alla fine si si accertasse che chi ci ha governato era un corrotto e/o mafioso chi ci risarcirebbe? Processo subito quindi e dimissioni solo a condanna avvennuta, non certo per un semplice avviso di garania, questa pratica metterebbe infatti davvero la politica nelle mani della magistratura che potrebbe così condizionare incarichi ed elezioni.


donna di denari