Democrazia a rischio

di Giorgio Mele

Lun, 22/02/2010 - 06:48

Con il caso di Bertolaso è venuto alla luce il carattere tentacolare di un sistema di potere che sta occupando lo stato e la cosa pubblica. Le inchieste si stanno allargando e coinvolgono nomi di primo piano a partire dal coordinatore del Pdl Verdini. Siamo venuti a conoscenza della cricca  degli imprenditori e dei diversi personaggi che si sono accaparrati lavori e favori per milioni di euro. Abbiamo scoperto come gli sciacalli sanno ridere e brindare di fronte alla prospettiva di fare affari sulla tragedia del terremoto dell’Aquila. Scopriamo, insomma, se ce n’era ancora bisogno, il carattere vero del potere della destra, la durezza, la sicurezza beffarda della ragione cinica che lo guida.
E’ penoso di fronte a ciò, se non ridicolo e offensivo per tutta la gente onesta la decisione di Berlusconi di far votare in provvedimento di legge contro la corruzione.
 A che serve?A chi serve? Chiaramente solo a lui per salvare la faccia prima delle elezioni regionali?
A 18 anni dallo scoppio di mani pulite abbiamo l’ennesima prova che non è cambiato niente. Anzi, tutti gli studi confermano che la corruzione è aumentata esponenzialmente. La vastità del fenomeno indica che la questione morale rimane una delle emergenze più gravi e la disinvoltura e l’arroganza del governo della destra contribuiscono ad aggravare questa situazione.
Ma nelle cose che andiamo scoprendo non c’è solo la corruzione, intesa come problema giudiziario, c’è qualcosa di più. Dalle intercettazioni telefoniche emerge una visione del potere inteso, come arroganza, come manifestazione di sfacciata potenza, immune da ogni giudizio, al di là del bene e del male. E’ questa idea di un potere assoluto a cui tutto è permesso, che il presidente del consiglio e quasi tutti i suoi uomini e donne  affermano con una protervia degna di una dittatura asiatica,  che sta minando le fondamenta della nostra debole democrazia. In questo nucleo selvaggio nascono il fastidio per qualsiasi regola, l’attacco alla Carta Costituzionale, il livore contro la magistratura.
Eppure i sondaggi dicono che il cavaliere ha ancora il consenso di una forte maggioranza degli italiani. Probabilmente questi ultimi fatti avranno scalfito di qualche punto il suo indice di gradimento. Tuttavia io penso che la protervia della destra affonda le proprie radici nello spirito dominante del tempo, nel clima culturale dell’Italia del 2010, in cui è scomparsa la speranza del cambiamento, in cui è lacerato un ordine simbolico alternativo o almeno diverso da quello in cui a Sanremo vince Scanu amico della De Filippi, in cui trionfano i film di Federico Moccia, in cui chi fa gli affari, fa i soldi e si scopa una mignotta è cool e degno di invidia, in cui la politica risulta uguale a destra e a sinistra.     
La grande vittoria della destra sta nell’aver imposto quella che Mauro Magatti chiama l’idea di libertà immaginaria ovvero l’illusione del capitalismo tecno-nichilista che sa nascondere la realtà e inglobare, organizzare i desideri degli uomini dentro un nuovo involucro ideologico e in un astratto mondo senza conflitto.
Per sconfiggere il sistema di potere dei vari Bertolaso non è sufficiente l’azione della magistratura, che farà il suo corso e che comunque è riuscita squarciare un velo su una realtà che tutti conoscevano e nessuno aveva il coraggio di denunciare. C’è bisogno di altro, c’è bisogno di ricostruire un'altra idea del potere e della politica.
L’illusione del capitalismo tecno-nichilista non può nascondere la realtà per sempre. La crisi sociale apre e aprirà delle incrinature importanti in questa nuova coltre ideologica. Ma bisogna dare un senso al malessere, alla rabbia, alla voglia di cambiare. Se guardo al campo della sinistra e del centro sinistra dobbiamo dire che siamo lontani, che c’è ancora molto da lavorare a partire innanzitutto dalle forme della politica. La denuncia della cattiva politica non raggiungerà il suo scopo se non si riesce a determinare  uno scarto, una discontinuità,  nelle nostre stesse pratiche, solo così possiamo costruire esempi validi e dare gambe alla possibile voglia di cambiare. 


albertozen La cattiva

albertozen
La cattiva politica trionfa. Berlusconi ed i suoi allievi dominano grazie alla compiacenza di certi politici del centrosinistra alleati contro la Giustizia.
D'Alema è stato la quinta colonna di Berlusconi dentro il centrosinistra: faceva finta di fare il socialdemocratico ed approvava tutto ciò che serviva a Berlusconi ( per le reti tv) ed ai capitani coraggiosi, cioè la vergognosa privatizzazione di Telecom.
Il disastro è stato fatto e l'autore nemmeno se ne è accorto.
Vedasi:http://www.beppegrillo.it/2009/12/_guarda_tutte_l.html


donna di denari