di Francesco Indovina
Lun, 22/03/2010 - 06:36
Le parole, i detti, i sogni del nostro comico … Napoleone Questa settimana il cavaliere Berlusconi, della doppia capigliatura, ha dischi rata e straparlato a rotta di collo, non tutto si vuole riportare, sarebbe troppo lungo, ma alcune meritano di essere ricordate. È molto evidente che si sente in affanno, non è più tanto sicuro; il trionfo sperato alle elezioni regionali ha la sensazione gli sfugga di mano, mentre all’interno del PDL gli scontri di potere sono da prima pagina. Allora ecco scende in campo a testa bassa contro tutti, e la parola gli sfugge, ogni prudenza, se mai ne avesse avuta, è abbandonata, tutto immischiato: politica, famiglia, sentimenti, odi, in un orgia di autoreferenzialità e di culto di se stesso.
“ Dobbiamo vincere … per modernizzare il paese, magari introducendo l’elezione diretta del presidente della Repubblica”
“è ipocrita definire indipendente le Authority”
“scrivo a tutte le mie fidanzate. Ora sono diventato single e c’è la fila. Scherzo”
“la mia mamma voleva che sulla mia tomba fosse scritto: fu un uomo giusto, dolce e forte”
“sarebbe bastato che Tremonti ci avesse dato 500 milioni di euro e avremmo tolto l’Irap a un milione e mezzo di microimprese”
“siamo scesi ma possiamo farcela. Andate in tv per smontare l’idea che siamo in declino”
“Mara Carfagna, una donna bella, dolce, intelligente, ma una donna con le palle”
“ io sarò pure Paperone, ma loro sono la banda Bassotti”
“i magistrati violano le leggi, non fanno certo gli interessi degli italiani, cercano di farci passare per degli incapaci che non sanno nemmeno presentare le liste elettorali”
“ho le scatole piene per tutto quello che ci ha fatto e ci sta facendo la sinistra”
“i giudici mettono in pericolo la nostra democrazia”
“Oltre ai danni del passato questa sinistra e pronta a farne altri, perché ha soprattutto un prgramma di tasse”
“Visto cosa è successo a Sarkosy?”
La manifestazione televisiva di Berlusconi
C’era tanta gente, come era da prevedere , il milione dichiarato sembra eccessivo, ma non è questo l’unico termometro del consenso. Si è anche notata la trovata furba del lungo, diverse centinaia di metri, striscione bianco rosso e verde, che con poca gente occupava un grande spazio. Si dice che pagassero 100 € a chi portava la maglietta, con la scritta “meno male che Silvio c’è”, forse è vero, ma è irrilevante, è stata la macchina periferica che si è mossa. E qui Denis Verdini ha dato9 il peggio di sé, ma ha anche reso esplicito cosa pensano della politica e del governo. Ha scritto ai deputati abruzzesi e ai consigliere di quella regione “non posso credere che quella popolazione, beneficata dalla straordinaria azione di Berlusconi, non riempia 100 pullman (5.000 persone) oltre quelli già organizzati” (ogni commento mi pare inutile).
Vista dalla televisione in diretta (Sky) la manifestazione faceva una certa impressione perché si è trattato di una messa in scena televisiva, con una precisa regia. Intanto un palco enorme e a forma di altare, formato da due piattaforme laterali, pieni di politici e candidati, e in mezzo, ancora più rialzato una terza piattaforma per i discorsi.
Perché televisiva: si capisce che il PDL non ha radici politiche, ma l’ora d’attesa è stata impegnata con la trasmissione di canzonette d’amore, direi televisive dato che la maggior parte della persone le sapevano e le cantavano. Con le signore ministre e i signori ministri, che sul palco, battevano il tempo, cantavano e piroettavano. In quest’ambito va segnalata il “refuso” divertente di La Russa che ha invitato la piazza a cantare Volare nel “cielo dipinto di azzurro”. Ma non basta molti partecipanti erano dotati di cappellini e gilè di ordinanza, di diverso colore credo per regioni, con su scritto, non Silvio, ma il nome del candidato regionale. Striscioni e cartelli tutti pre-stampati, solo pochi cartelli spontanei: “noi a San Giovanni voi da Santoro”; uno come targa toponomastica di via con scritto “Via Santoro dalla Rai; un po’ politicamente inquietante, intendo per il PDL, “La Lega torna nel Lazio”. Ancora “Di Pietro mafioso” “Santoro fascista”, ecc. tutti improntati, come si vede all’amore che vince l’’odio. Ho intravisto un grande striscione non più inquadrato, spontaneo, sul quale mi è sembrato di leggere, ma non giuro, di Berlusconi che aveva salvato un bambino.
Tante bandiere del PDL che a comando del registra venivano sventolate “sventolate più forte”.
Sotto il palco alcune persone con bandiere arrotolate che non sventolavano, come mai? La curiosità è stata soddisfatta quando sul palco abbracciato a Berlusconi è apparso Bossi, allora quelle bandiere della Lega, prima mai viste, sono apparse.
Ci sono cose che non si capiscono come lo slogan stesso della manifestazione “l’amore vince sempre sull’invia e sull’odio”, che roba è? che politica è?, come qualcuno ha osservato “è un chiesa?”. Non per caso a conclusione Berlusconi ha chiamato il suo popolo “missionari”. Ma francamente faceva una certa impressione vedere ministri e dirigenti del PDL dietro lo striscione che apriva il corteo con la scritta “l’amore vince sempre su l’odio”. Scaiola, Brunetta, Quagliarello, Cicchito, La Russa, uomini di una qualche esperienza politica, o i nuovi entrati come Alfano, la Prestigiacomo, non si sono sentiti ridicoli del “programma” politico disegnato sullo striscione? Non riescono a pensare, hanno buttato in pattumiera la propria intelligenza, poca o molta che fosse? Speriamo sia vero che Dio acceca chi vuol perdere.
Qualche arditezza di stampo un po’ fascista nella piazza, come tanti “Vincere” o anche “Presente”, per finire con una truce bandiera della X Mas. Poi ci sono slogan che preoccupano gli onesti come quello che dice “dal governo del fare alle Regioni del fare”; dato che il “fare” del governo è sotto inchiesta come malaffare, lo slogan sembra ardito, cinico e allusivo, nello stesso tempo.
Il discorso del cavaliere Berlusconi, politicamente inesistente: agitazioni, slogan, insulti, promesse, tante promesse, tra le quali, spicca per ardimento quella che dice “vinceremo il cancro, che tanti cittadini colpisce”. Caspita! Assenza di qualsiasi ragionamento politico, solo promesse e rivendicazione del tanto bene che questo governo ha fatto, minacce e insulti ai … comunisti, che dicono di essere cambiati ma sono sempre le stesse persone, nessuna faccia nuova. Anche questa affermazione sembra senza rete per uno che ha riciclato pezzi della vecchia classe politica, non tra la migliore (qualcuno di decente è stato messo da parte) compreso, ovviamente, anche chi era con lui iscritto alla loggia massonica P2 (quella di Gelli) con questa motivazione “avevo paura per la mia carriera politica” e da paura in paura è finito ad essere un dirigente del PDL. Così va il mondo della politica italiana.
Anche il comizio è stato molto televisivo e qualcosa di peggio. Intanto per le domande che Berlusconi ha rivolto alla piazza: volete un governo che abbassi le tasse? Siiiiiiiiiiiiiiii; volete un governo che semplica le procedure amministrative? Siiiiiiiiii; volete un governo che vi spii? Noooooo; e via di questo passo. Ma è stato attento, non ha chiesto: volete un governo che elimini la disoccupazione? O ancora: Volete un governo che dia occupazione ai vostri figli? Per quanto ardito non è arrivato a tanto.
Le stesse, domande e risposte, per i governi regionali futuri. Insomma sembrava di essere ad “amici miei”. Il finto colloquio con il “popolo” (ai più vecchi e a chi coltiva la memoria) non può non aver fatto venire in mente manifestazioni similari dal balcone di piazza Venezia e, soprattutto, la presa in giro che ne aveva fatto Ettore Petrolini che mimando chiedeva ad un immaginario popolo “volete la carta moschicida?”.
Il cavaliere Berlusconi, dalla doppia capigliatura, ha la fama di grande comunicatore, può darsi, ma la performance della presentazione dei tredici candidati ai governi regionali è stata un po’ un flop: non solo le candidate erano tutte “toste”, poi grandi medici, grandi avvocati, ecc. e quando non erano grandi qualcosa ha avuto difficoltà si è anche impappinato.
Il clou della rappresentazione è stato raggiunto dal “giuramento” dei tredici candidati sul programma da realizzare. Veniva in mente quando, a Porta a porta, dopo avere disegnato le grandi opere che il suo governo avrebbe realizzato, firmo il patto con gli italiani. I tredici, mano al cuore, hanno giurato di piantare 100 milioni di alberi, di ridurre le complicanze amministrative, di migliorare la sanità, ecc. Uno spettacolo che ha reso ridicoli gli uomini e le donne che dovrebbero governare le nostre regioni; governeranno con quel foglietto che hanno letto e sul quale hanno giurato? Questa volta siamo a “c’è posta per te”.
Un successo, un flop, la discussione sarà aspra, la polemica sui numeri, pure, ma non ha senso. C’era tanta gente, voteranno tutti per il PDL, probabilmente si, anche se in mezzo ci saranno stati molti opportunisti (non c’è da meravigliarsi, la strada opportunistica è quella che indica questo governo): una gita gratis, un cappellino, una colazione e una cena la sacco, vedere Roma, farsi vedere in Tv e salutare; perché non approfittarne?
È stato uno spettacolo, non un evento politico, né della vecchia, né della nuova politica. una cosa berlusconiana, ma di qualità e forza inferiore alla sua stessa tradizione. Il cavaliere sente brutta aria, le elezioni regionali in Francia lo mettono in fibrillazione.
Citazioni: nel bene e nel male
“Oggi in gioco non c’è solo il Lazio, ma l’inizio di una riscossa in tutto il paese” Emma Bonino, Il Corriere della Sera, 15/3/2010
“Il quesito non appare proponibile nei termini in cui è formulato perché questa Autorità … non può esprimere parerei di legittimità ex ante, tanto più per trasmissioni non realizzate che diventerebbe una sorta di censura preventiva delle trasmissioni, ed è invece onerata della vigilanza ex post sulle violazioni delle norme vigenti e del contratto di servizio” Corrado Calabrò, Corriere della Sera, 16/3/2010
“Se solo la dirigenza RAI avesse un po’ di coraggio, stasera manderebbe in onda Annozero, domani Ballarò e poi tutti i programmi che si occupano di politica. Per un sussulto di dignità, per orgoglio aziendale, per mettere la parola fine ad una piccola tragedia che nasconde una grande farsa o viceversa” Aldo Grasso, Corriere della Sera, 19/3/20010
“Una croce sul guerriero (il simbolo elettorale della Lega n.r.) vuol dire un voto perché finalmente in Lombardia il consiglio metta le ali. Ne abbiamo piene le scatole di una regione che non riesce a decollare” Umberto Bossi, Il Corriere della Sera, 19/03/2010
“Si tratta di un sistema di omertà e complicità maschili che si stringe attorno allo scambio delle donne, quasi ad evocare il ritorno di quell’orda primordiale che Freud e i classici del pensiero politico collocano prima dell’avvento del contratto sociale. Si tratta di una relazione sempre più <naturale> fra mercato e politica e fra mercato e relazioni tra essere umani. Si tratta di una società in cui al crollo della legge del desiderio si sostituisce il comandamento del godimento e del consumo” Ida Dominijanni, Il Manifesto, 20/3/2010
“ A Berlusconi non conviene fare il gradasso, anzi ormai per lui è un gioco pericoloso” Giuliano Ferrara, Panorama di questa settimana
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