di Francesco Indovina
Lun, 28/06/2010 - 06:05
Pomigliano: al referendum vincono i Si… ma
Al referendum sulla proposta di Marchionne, alla Fiat di Pomigliano, hanno vinto i Si, con una percentuale modesta rispetto alle aspettative e alla richiesta della direzione dell’impresa, appena il 62%. I No superano di ben 15 punti percentuali i risultati ottenuti dalla Fiom alle elezioni dei delegati. Il che significa che i NO si annidano anche tra gli iscritti alle altre centrali sindacali, a dimostrazione che il rifiuto della proposta Fiat non era, come si dice, ideologica ma riferita ai contenuti specifici della proposta, alla difesa della dignità dei lavoratori, dei diritti costituzionali e della qualità del lavoro. Come diceva Heidegger la tecnologia, in questo caso la tecnologia dell’amministrazione dell’impresa, riduce i lavoratori a “materia prima”, e come tale trattata, ma oggi a Pomigliano è stato dimostrato che la riduzione dei lavoratori a “materia prima” non passa così facilmente. Merito della Fiom che ha capito, che ha chiarito, che non ha boicottato e che ha lasciato che i lavoratori votassero secondo convinzione, oltre che secondo necessità.
Ma se hanno vinto i Si, chi ha perso?
Ha perso la direzione Fiat e Marchionne in prima persona che pretendevano un plebiscito;
Ha perso il Governo e in particolare il ministro Sacconi (ex,ex,ex,ex … socialista) che dal plebiscito voleva partire per abbattere lo “Statuto del lavoro” e imporre lo “Statuto dell’impresa”;
Hanno perso le sigle sindacali che hanno firmato che non hanno saputo interpretare il pensiero dei lavoratori.
E ora?
La Fiom propone di aprire, finalmente, una trattativa dove affrontare i problemi (quelli della produttività, quelli dell’assenteismo, ecc.) ma nel rispetto dei diritti e della dignità. Oggi la proposta cade nel vuoto, non l’accetta l’impresa, che anzi estremizza l’esclusione della Fiom, non la vogliono gli altri sindacati, sarebbe una dichiarazione che esplicita la loro incapacità di fare sindacato, mentre il governo non sa che pesci pigliare e così tanto per fare fumo avanza la proposta della compensazione con sgravi fiscali.
Ma quello che viene in evidenza è il bluff della Fiat (la Panda, pari resti in Polonia), la quale pensa a oscure soluzioni, la più gettonata delle quali è quella di creare una nuova “impresa” che assumerà solo chi sottoscriverà il contratto capestro. Ma che soluzione è?
Marchionne pensa che firmeranno solo quanti hanno votato SI?, pensa che quanti hanno votato Si l’abbiano fatto convinti ed entusiasti? Non è difficile pensare che tutti firmeranno, anche chi ha votato NO,tutti cioè accetteranno momentaneamente il ricatto, ma alla prima occasione si troverà a gestire uno sciopero (del 38%, del 40%, del 62% …?) e che farà allora la direzione licenzierà chi ha scioperato per “avere violato il contratto” e li sostituirà con nuovi lavoratori? , ma è sicuro che i licenziati non aderiranno a vie legali e i giudici daranno loro ragione per l’assenza di “giusta causa” del licenziamento? Un diritto costituzionale, tale è lo sciopero, non può essere cancellato da un contratto privato. E allora cosa farà?
Ammesso, ma la cosa è dubbia, la Fiat voglia salvare la fabbrica di Pomigliano (magari con qualche aiuto del governo, pare già richiesto), l’unica soluzione è la trattativa, un accordo convinto tra le parti, tutte le parti. Come dice Carniti (vedi citazioni) le cose funzionano sulla base di una “accordo reale”.
La Fiat tiri fuori le proprie capacità manageriali; i sindacati, tirino fuori le loro capacità di trattativa; il governo tiri fuori una capacità di programmare lo sviluppo del mezzogiorno a partire da Pomigliano; solo così si potrà ottenere un accordo dignitoso e duraturo.
Brancher, un problema
La nomina a ministro di Brancher aveva posto il problema se dentro il PDL fossero disponibili personalità non inquisiti da far ascendere ad un posto di ministro.
Ma oggi la questione si sposta. Visto che la nomina a ministro costituisce la soluzione dei guai giudiziari che eventualmente colpiscono la personalità nominata, il problema ora è quello della dimensione del nostro Consiglio dei ministri, in futuro sarà necessario approntare una sala congressi per le riunioni. Sono in lista di attesa Verdini, Bertolaso, Anemone, De Santis, Balducci, il figlio Pier Silvio Berlusconi e, perché no, il cardinale Sepe, e ancora seguendo l’ironia di Giannelli (Corriere della Sera 23 giugno) anche Lippi “ora voglio fare il ministro non voglio essere processato”, ecc. La riconoscenza verso gli amici e i familiari è il tratto principale di questo governo.
Brancher dopo l’intervento del capo dello Stato ha deciso di rinunziare al diritto di invocare il “legittimo impedimento” e si presenterà in tribunale. Sbeffeggiato da tutti, soprattutto dalla Lega, un ministro con la delega al “ridicolo”. Ma non mancano, ovviamente, da parte del PDL, dichiarazioni che plaudono alla “sua sensibilità”. Un governo da …ridere se non ci facesse piangere.
Il debito di ciascuno
Si dice che il debito pubblico grava su ciascuno cittadino italiano per circa 30.000€. Certo non sono contento! Ma a fronte del mio debito chi è il creditore? E mai possibile che non riesco a sapere a chi devo queste 30.000 €? Questa ignoranza è di ostacolo all’estinzione del mio debito, in realtà potrei fare uno sforzo èd estinguere la mia quota di debito se sapessi a chi pagare.
Proporrei al creativo Tremonti di trasferire ai 500.000 contribuenti con più 90.000 € di reddito annuo, due quote personali di questo debito in modo che autonomamente potessero estinguere (qualcuno magari in più rate). Ma per fare questo c’è la necessità di sapere chi sono i creditori, può il ministro dirlo, o non lo …sa?. Certo questo non azzererebbe il debito, ma darebbe un buon contributo.
Tutti fanno finta di non sapere chi sono i “creditori” e preferiscono spalmare su tutta la popolazione il debito. Si tratta di un’idea di equità innovativa, come deve essere ogni mossa di questo governo.
Sull’art. 41 della Costituzione
Che sia un diversivo quello della modifica costituzionale dell’articolo 41della Costituzione che dovrebbe introdurre la “fiducia e il principio di responsabilità” dell’imprenditore cioè di chiunque avvia una iniziativa economica. Che non si l’articolo costituzionale a rendere complicata l’iniziativa economica è dimostrato a iosa. Ma il Ministro Tremonti sale in cattedra, cita i classici e afferma la necessità di dismettere l’atteggiamento del sospetto e dare fiducia, si tratta di persone responsabili, ecc. ecc.
Una semplice domanda al ministro Tremonti, come spiega, a partire delle sue considerazioni, alcune cose che sono stare realizzate dai vari governi di centro destra, cito a memoria e alla rinfusa: condoni di vari tipi fiscali ed edilizi, scudi fiscali, depenalizzazione del falso in bilancio, ecc. ecc.
Potrebbe rispondere che si tratta, appunto, dell’effetto della farraginosità che si vuole eliminare. Attento ministro, attento, non ci sono buone ragioni per giustificare l’illegalità, anche perché altri imprenditori hanno rispettato le pur farraginose norme.
“Lieve” violenze sessuali sui minori
Ricevo da una amica e la riporta tale e quale (F.I.).
Si erano inventati un emendamento proprio carino. Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.
Firmatari, alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entita".
Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità " nei confronti di un bambino.
Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso".
Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707.
Annotateli bene:
sen. Maurizio Gasparri (Pdl),
sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania),
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl),
sen. Roberto Centaro (Pdl),
sen. Filippo Berselli (Pdl),
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania) e il
sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania).
Per la cronaca, il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina);
il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere Stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto...);
il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i matrimoni misti";
mentre il sen Divina è ¨divenuto celebre per aver pubblicamente
detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" (citazione di una frase di Mussolini).
...e adesso cominciamo a riflettere se essere sempre political correct con chi li ha votati sia una mossa che paga...
ciao
Grazie
(Aggiungo solo che Maurizio Gasparri è il presidente del gruppo del PDL al Senato e Gaetano Quagliarello il suo vice. F.I.)
La Padania esiste?
Un paese in una pesante crisi economica; un paese sommerso dalla corruzione; un paese (nella sua totalità) nel quale imperversa la grande criminalità organizzata; un paese che non offre nessuna speranza alle nuove generazioni; un paese nel quale si vuole mettere il bavaglio alla stampa; un paese dove la più grande fabbrica vorrebbe vessare e umiliare i suoi dipendenti con la formula “o mangiate questa minestra o si chiude la fabbrica”; un paese il cui peso internazionale è ridotto al lumicino; questo paese dopo le polemiche sulla celebrazione del 150° della sua unità, dopo la polemica sulla obbligatorietà o meno di suonare l’inno nazionale nelle occasioni ufficiali, ora è preso dalla polemica se la Padania esista o meno. Bah!
Compagno, no, e allora?
Una sollevazione sull’uso dell’appellativo “compagno” all’interno del PD. Una reminiscenza che non piace, sa di antico, di esperienza tramontata, ecc. certo tutte le occasioni sono buone all’interno del PD per promuovere guerriglie interne. Sul rifiuto del termine si potrebbero dire tante cose e molte sono state dette, ma vorrei sottolineare un problema: con quale termine si chiameranno tra di loro i partecipi, frequentatori, iscritti al PD? Abolito il termine “compagno”, non si potrà certo usare il termine “amico”, di una tradizione, quella DC, non solo altrettanto ma sicuramente più discutibile (uso un eufemismo); per ovvi motivi non si potrà usare quello di “camerata”; resterebbe “signore e signori”, ma si presta a notevoli ironie con riferimento al film di Germi. Si potrebbero usare termini più descrittivi del tipo: “lei seduto al terzo posto della quarta fila”, “il dirigente seduto alla presidenza il terzo a cominciare da sinistra”, “l’oratore che ha parlato prima di me”, “il pelato in prima fila”, “la persona di sesso femminile con il vestito giallo e la borsetta in tinta”, ecc. ma si tratta sicuramente di uno stile molto farraginoso e non privo di possibili equivoci. Si potrebbe fare riferimento a qualche lingua straniera, del tipo, mister e lady, o madame e monsieur. O, ancora, dato che il PD non ha niente da fare, potrebbe essere lanciare un concorso di idee nazionale, una sorta di “primarie per il nome da usare”.
Citazioni: nel bene e nel male
“Fatto sta che, se è improbabile riuscire a vendere sei milioni di auto all’anno (un raddoppio della produzione) sui mercati di un’industria sovradimensionata e oggetto di una feroce concorrenza non solo tra gruppi industriali, ma anche tra stati, l’aumento della produzione in Italia da 600mila a 1,4 milioni di vetture è ancora più improbabile; soprattutto perché questa produzione dovrebbe per due terzi essere smerciata in Europa. Le sorti di Pomigliano sono legati a questi obiettivi….non è forse più sensato ritenere, o almeno ipotizzare, che Marchionne voglia sbarazzarsi di Termini Imerese; e non potendo farlo senza mettere in crisi i suoi rapporti con governo, opposizione, sindacati e maestranze – magari provocando una rivolta tra la popolazione – cerchi solo il modo per farne ricadere su altri la responsabilità?” Guido Viale, Il Manifesto, 23 giugno 2010;
“Io credo che non bastino le firme, o una vittoria dei sì al referendum, per chiudere questa vicenda. Non c’è stata trattativa. La Fiat ha stabilito delle condizioni poi ha detto <prendere o lasciare>. Più che di accettazione si può parlare di capitolazione, resa. Ma questo non garantisce l’azienda nel medio-lungo periodo, funzionano le cose che si basano su un consenso reale….Io ho firmato anche accordi pessimi, come quello della Fiat dell’81?. Può succedere di doversi arrendere, e non volli lasciare Lama da solo. Qui più che di firmare, vista l’assenza di trattativa, avrei preso atto” Pierre Carniti, La Repubblica, 23 giugno 2010;
“Non tifo mai sulla pelle delle persone. La vittoria dei Sì ci dice che la Panda deve andare a Pomigliano ma la percentuale di quasi il 40% di no dimostra che l’accordo va considerato con grande serietà perché presenta punti che non vanno, di cui bisogna essere consapevoli nell’interesse di tutti”, Rosy Bindi, La Repubblica, 24 giugno 2010.
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