Finanziaria immobile

di Alfiero Grandi

Gio, 10/12/2009 - 07:09

Purtroppo pochi sembrano ricordare le promesse di novità (non mantenute) del Governo e del Ministro Tremonti sulla legge finanziaria. Il Governo affermò un anno fa che la manovra finanziaria dell’epoca sarebbe durata tre anni e puntava ad evitare i problemi che avevano avuto in passato i percorsi delle leggi finanziarie.
Diceva il Governo: basta con gli “assalti alla diligenza” delle finanze pubbliche, basta con i maxi emendamenti con centinaia di commi su cui chiedere la fiducia, basta con i tormenti sulle decisioni da adottare.
Un anno dopo tutto è come prima, con l’aggravante che siamo ormai a 30 voti di fiducia in un anno e mezzo di (s)governo e, malgrado le roboanti dichiarazioni di Tremonti, delle buone intenzioni originarie del Governo resta ben poco, senza dimenticare che questa maggioranza ha (teoricamente) un margine di voti parlamentari che nessun’altra maggioranza ha mai avuto in passato.
Perfino il maxi emendamento che il parlamento sta votando è lungo in proporzione a quelli delle leggi finanziarie del passato, anche se in questo non c’è alcuna allegria. 
Anzi è la prima volta che una parte della maggioranza presenta alla luce del sole una vera e propria contro finanziaria, contrapposta a quella del Governo, come è accaduto al Senato. E’ vero che questa finanziaria alternativa non è andata in porto, almeno per ora, perché alcuni provvedimenti di spesa sono stati promessi e rinviati ad un decreto legge che il Governo dovrebbe approvare a fine anno, quando saranno più chiari i conti delle entrate effettivamente provenienti dallo scudo fiscale che ormai ricordano la moltiplicazione dei pani e dei pesci.
La versione finale della legge finanziaria non cambia la sostanza del provvedimento che il Governo obbligherà il parlamento a votare comunque attraverso la fiducia. In due punti il peggioramento è netto.
Il coktail dei “nuovi” contenuti della legge finanziaria è composto da un quarto di clientelismo per accontentare i potentati locali, gli alleati a cui non si può dire no, ecc.; da un quarto di spese che erano state cancellate improvvidamente e che il Governo è stato costretto a reinserire, da un quarto di provvedimenti che sono vere e proprie sevizie a danno degli Enti locali; da un quarto con il sequestro del TFR dei lavoratori delle aziende con più di 50 dipendenti per finalità poco chiare e soprattutto senza chiarire che verranno immediatamente restituiti ai lavoratori che ne sono i legittimi proprietari appena matureranno il diritto. Tra l’altro quest’ultima misura è giustamente guardata con sospetto perché prevede entrate senza le corrispettive uscite e quindi prefigura un aumento nascosto del debito pubblico.
La sostanza della finanziaria 2010, malgrado il suo raddoppio, però purtroppo non cambia: resta una legge finanziaria incapace di offrire un contributo alla ripresa economica e di intervenire a sostegno delle aree sociali maggiormente in difficoltà. Anche il capitolo sul lavoro dà molto allo sgravio fiscale dei premi aziendali, che saranno pochi e per chi sta meglio, mentre dà ben poco al rafforzamento degli ammortizzatori sociali, pur sapendo che per molti lavoratori si sta esaurendo il periodo di cassa integrazione e che dopo resta solo il licenziamento. Il segno prevalente della finanziaria resta l’immobilità e infatti le critiche che le sono venute dalla stessa maggioranza sono su questo punto, anche se va detto che a volte il rimedio proposto era peggiore del male che voleva curare.
Eppure la crisi continua a fare sentire il suo morso. Bastano 2 dati. Banca Intesa- S.Paolo afferma che le aziende in serie difficoltà, che rischiano di chiudere, sono 250.000 e CGIL e Confindustria parlano di una forchetta tra 700.000 e 1 milione di posti di lavoro a rischio.
In altre parole il nostro paese non meritava questa legge finanziaria.


Volendo, gli scandali di

Volendo, gli scandali di questa finanziaria sono ben più numerosi, dal metodo (un maxiemendamento che riscrive totalmente la finanziaria fatto passare in commissione e poi blindato per evitare il dibattito) al merito. Manca un disegno complessivo di politica industriale; manca un minimo di intervento a sostegno della domanda aggregata. Anzi,viene fatto il contrario: si eliminano i promessi sgravi fiscali per le banche che aderiscono agli accordi di sanatoria sui debiti, rendendo di fatto tali accordi non più appetibili, e condannando al default migliaia di PMI in difficoltà nel rimborso dei propri debiti con le banche;il comparto primario, alle prese con enormi difficoltà strutturali, viene beffato, dopo solenni promesse di un piano complessivo di rilancio dell'agricoltura fatte da Zaia: il rifinanziamento del fondo di solidarietà nazionale servirà soprattutto per coprire le annualità pregresse, 120 Meuro per la proroga delle agevolazioni contributive sono del tutto insufficienti. Un ulteriore storno di risorse FAS, che servirebbero per gli interventi in c/capitale nelle regioni del Mezzogiorno viene impropriamente destinato alla copertura del patto per la salute, quindi per la spesa corrente; in cambio si conferma la nascita della Banca del Sud, che non si capisce bene a cosa serva, visto che il problema non è la carenza di operatori bancari, ma la combinazione fra le regole di Basilea 2 e la crisi finanziaria (e fra l'altro l'operazione prospettata fa sorgere non pochi dubbi circa la potenziale distorsione della concorrenza in ambito bancario). Interventi di aumento delal spesa del tutto discutibili, anche se di piccola entità, in un contesto in cui le risorse sono moklto ridotte, e nemmeno un euro andrebbe sprecato. Si tagliano i fondi per la scuola pubblica, ma si incrementano di 130 Meuro le risorse per la scuola privata; si incrementa il budget per le missioni di peacekeeping di 200 Meuro, ma il pacchetto welfare viene ridotto di 225 Meuro. E' scandaloso che in un momento del genere si facciano certe scelte, senza nemmeno un dibattito.


donna di denari