Guerra contro la pace

di Nuccio Iovene

Mar, 01/06/2010 - 06:11

L’attacco compiuto dalla marina militare israeliana all’alba di ieri, in acque internazionali, nei confronti di alcune imbarcazioni della “Freedom Flottilla” che tentavano di portare aiuti umanitari alle popolazioni civili della striscia di Gaza è gravissimo e senza precedenti. Nove morti accertati e decine di feriti tra gli operatori delle ONG che avevano organizzato il convoglio di aiuti: questo il dato al momento disponibile al termine di una giornata drammatica in cui anche l’accesso alle informazioni sul numero esatto delle vittime è stato complesso e difficilissimo.
Un atto di guerra contro le organizzazioni pacifiste e i loro operatori colpevoli di voler rompere l’assedio che condanna da troppo tempo la popolazione di Gaza a un vero e proprio disastro umanitario, ancora più grave dopo l’operazione Piombo Fuso di alcuni mesi fa. Un disastro su cui è calato un colpevole silenzio e un vuoto di iniziativa internazionale.
Il tentativo di riportare all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale la situazione in cui versa la popolazione civile della Striscia di Gaza è stato stroncato all’alba di ieri per volere del governo Israeliano che con questa azione ha ulteriormente compromesso ogni tentativo di soluzione diplomatica al conflitto in Medio Oriente.
Mentre la reazione dell’ONU, dell’Unione Europea e di diverse cancellerie è stata netta e dura, condannando senza esitazione quanto accaduto e convocando gli ambasciatori Israeliani dei rispettivi Paesi, la reazione del Governo Italiano è stata debole e contraddittoria non solo non sentendo il dovere di convocare immediatamente l’ambasciatore di Israele in Italia come fatto da molti altri governi europei, ma tentando di trovare per bocca del sottosegretario Mantica una giustificazione all’operato della marina israeliana di fronte “alla provocazione pacifista” della Freedom Flottilla.
La situazione in tutta l’area è diventata in queste ore ancora più incandescente. L’Autorità Palestinese ha proclamato tre giorni di lutto a Gerusalemme. E in tutto il mondo cresce la protesta e la mobilitazione. In Italia tutte le principali associazioni pacifiste (dalla Tavola della Pace a Pax Christi, dall’Arci al mondo delle ONG) hanno condannato l’accaduto, chiamato alla mobilitazione con presidi in diverse città e l’esposizione delle bandiere della pace listate a lutto, chiesto un intervento del Governo in tutte le sedi internazionali per condannare l’operato di Israele e consentire agli aiuti umanitari di raggiungere le popolazioni civili di Gaza.
Le opposizioni hanno chiesto al Governo di riferire al Parlamento ed il Presidente Napolitano ha espresso sgomento e allarme per quanto accaduto.
Questo ulteriore tragico colpo da parte Israeliana al processo di pace in medio oriente riporta prepotentemente alla centralità di quel conflitto e alla necessità di una sua soluzione per l’intera comunità internazionale. E alla urgenza di una iniziativa senza la quale le cose non potranno che peggiorare.


Vedo un'analogia con la

Vedo un'analogia con la vicenda afgana che ha riguardato Emergency.La pericolosità di certe iniziative ( mi chiedo, tra l'altro, perchè si è scelto di mettere in moto una 'flottilla' coinvolgendo più di 500 persone di cui solo il 10% di 'accertati pacifisti')risiede proprio nelle possibili infiltrazioni da parte di organizzazioni che con il pacifismo e gli aiuti umanitari ben poco hanno a che fare. L'intera vicenda non è sfuggita di mano alle sole autorità israeliane (che - data la sofisticata professionalità del loro apparato militare - non possono certo giustificare il massacro a bordo delle navi con la 'legittima difesa'),ma a tutta la comunità internazionale che doveva evidentemente farsi garante di questa spedizione ' simbolicamente' provocatoria.Se non lo ha fatto, è responsabile del massacro alla pari di Israele e gli alti lamenti di oggi appaiono, come al solito, ipocriti e coccodrilleschi.
Giovanni De Stefanis (SeL Portici-Napoli)


donna di denari