Il lavoro: cuore di un nuovo modello economico e civile

di Titti Di Salvo

Mar, 21/04/2009 - 06:19

Il  titolo della nostra iniziativa   afferma una direzione di marcia e  una scelta di campo. Esprime perfino il senso della nostra  militanza  e il profilo di un  intero progetto politico : ma oggi rappresenta anche l’alternativa al modello di crescita economica senza  regole che abbiamo conosciuto. Per almeno  quattro ottime ragioni.
1 – Intanto perche la crisi globale nella quale  è immerso il mondo è una crisi strutturale;è generata  dagli stessi pilastri che hanno sostenuto la crescita della globalizzazione senza regole. Mostra come il mercato globale senza politica globale  non sia in grado di autoregolarsi. Parla del fallimento della modello  crescita fondata sulla riduzione a merce del lavoro e dell’ambiente:quella rincorsa al prezzo più basso del lavoro,quella ricerca  delle imprese di luoghi senza diritti né vincoli ambientali inseguiti d paese in paese.
La risposta alla crisi globale non è il protezionismo degli stati o quello leghista in salsa tremontiana,ognuno per sé-perché nella globalizzazione non  ci sono
cittadelle protette- ma rendere globale la politica,in modo che la politica governi l’economia e non viceversa e universale il sistema dei diritti sociali e del lavoro.

Una vera Costituzione europea che dei diritti sociali e del lavoro faccia il profilo della cittadinanza europea;contratti di lavoro che superino i confini nazionali è la direzione di marcia necessaria .L’unica capace di restituire all’Europa il consenso eroso tra i cittadini europei.
L’esperienza recente va in  tutt’altra direzione: in una Europa in cui la maggioranza dei governi sono di centro destra ,direttive importanti sono state immaginate al contrario per rendere strutturali le differenze  tra i diritti sociali e del lavoro e indebolire la contrattazione collettiva,dalla direttiva Bolkestein a quelle per l’aumento del’orario di lavoro. E le gabbie salariali in Italia sono nel programma della Lega.
2-In secondo luogo  perché il futuro dell’Europa e dell’Italia sarà migliore o peggiore del presente a seconda delle scelte che oggi saranno assunte per superare la crisi:non basterà passare la nottata sperando nella ripresa americana.
E  di fronte  al  presidente Obama che  immette robuste iniezioni di “modello sociale europeo” nel sistema economico americano finanziandolo con risorse sottratte alle spese per armamenti, è nel modello sociale europeo che bisogna investire:qualità del lavoro,dei processi produttivi;della scuola e del’università;economia verde; energie rinnovabili sono le scelte alternative e obbligate di fronte al fallimento della triade meno stato,meno regole,meno tasse.
3- In terzo luogo  perché l’esplosione della crisi produttiva aggrava  in Italia una situazione economica e sociale già compromessa che  ha la faccia delle tanti lavoratrici e lavoratori precari senza alcuna rete di protezione sociale; i numeri,vicino al milione,di persone che rischiano il posto di lavoro;il livello di reddito  dei 2/3 dei lavoratori dipendenti italiani  ,tra i più bassi d’Europa;le difficoltà  dei 2/3 di pensionati al  di sotto dei 1000 euro al mese;il tasso di diseguaglianza  tra i più alti.Lo specchio rotto  rimanda la  fotografia di un paese  frammentato dunque e poi  privo di politica industriale;con investimenti pressocchè nulli in ricerca;un modello di specializzazione produttiva da innovare;un sistema di infrastrutture e reti inadeguato; un tasso di scolarizzazione tra i più  bassi d’Europa e di dispersione scolastica tra i più alti;un mezzogiorno in affanno:esito di anni in cui ,dice la Banca d’Italia e l’Ocse la distribuzione della ricchezza ha penalizzato il lavoro e premiato la rendita.
Giustizia sociale ,redistribuzione della ricchezza ,dignità del lavoro sono   il senso più profondo della nostra militanza politica.Oggi la stessa crisi globale mostra che sono anche le scelte necessarie per riavviare l’economia piegata dalla crisi.
 Per  affrontare l’emergenza non serve l’ottimismo di maniera ma soldi veri   ; ammortizzatori  sociali estesi a tutto il mondo del lavoro  e per il tempo necessario;non serve il licenziamento annunciati di 400.000 precari della pubblica amministrazione ma al contrario la moratoria dei licenziamenti;l’accesso al credito per le piccole impese oltre ai 12 miliardi stanziati per le grandi banche.
Per affrontare i  nodi strutturali dell’economia del paese non serve il ponte di Messina ma la messa in sicurezza del territorio;la messa in sicurezza delle scuole;una vera politica industriale;investimenti in sicurezza sul lavoro anziché l’indebolimento del rigore dei controlli;in scuola e università,in ricerca e innovazione;la valorizzazione del lavoro e della sua autonomia anziché la discussione sul diritto di sciopero.
Per affrontare entrambe ,le risorse vanno trovate utilizzando diversamente risorse già stanziate(basta pensare al miliardo e mezzo per il ponte di Messina)  e trovandone di nuove vanno  laddove ci sono  secondo un principio di equità:dall’evasione e dall’elusione fiscale;dalla tassazione delle rendite finanziarie ;da un fisco più equo;dagli interessi sul debito che nel 2009 rientrano ecc.
Le scelte del governo vanno in tutt’altra direzione .Ignorano i problemi veri delle persone e del paese.Utilizzano la crisi per una torsione autoritaria delle relazioni sociali e dei rapporti di lavoro.
Insieme a  CONFINDUSTRIA il governo ha  perseguito la rottura dell’unità sindacale , l’isolamento della Cgil e l’indebolimento del ruolo e dell’autonomia del sindacato confederale italiano,tutto.
Noi  ,che pure abbiamo condiviso completamente  le ragioni della manifestazione del 4 aprile indetta dalla Cgil,ci chiediamo quale sia la strada attraverso cui opinioni sindacali differenti –quelle che ci sono state sul cambiamento delle re gole contrattuali-  possano trovare una composizione,salvaguardando la funzione di rappresentanza libera e autonoma delle organizzazioni sindacali.
Perché di opinioni sindacali differenti si tratta:le opinioni di Cisl e Uil lo sono. Non stampelle del governo ma opinioni. Opinioni sindacali quelle della Cgil,non opposizione pregiudiziale.
A nostro avviso la risposta è la democrazia. E’ consegnare nelle mani delle persone a cui le scelte si rivolgono il potere di dire la propria.
Il rispetto autentico per le opinioni diverse espresse da tutte le  organizzazioni sindacali ci ha portato a volerle qui come ha il dovere di fare una forza politica che sceglie di avere un proprio punto di vista sul lavoro.
4-La quarta ragione del titolo della nostra iniziativa sta proprio qui.
Siamo fortemente convinti che la politica debba avere un proprio punto di vista che gli consenta di rappresentare il lavoro. Un punto di vista  autonomo  che gli consenta di misurare e giudicare le scelte e di farle. Di più:siamo convinti che oggi tale rappresentanza non ci sia e che ciò  rappresenti un deficit di  democrazia.
Siamo impegnati nel dare vita ad una forza politica,un partito che lavoratori e lavoratrici sentano come punto di riferimento perché sa materializzare sulla scena politica un punto di vista che ispira scelte generali di cambiamento del paese.
Ne siamo convinti e la nostra convinzione è sostenuta dai risultati   di una  ricerca che presenteremo nella metà di maggio sul rapporto tra lavoratori e lavoratrici e partiti politici .
Un lavoratore di Roma, che ha partecipato all’inchiesta, dice di non trovare mai sui giornali una notizia che riguarda i partiti da attaccare nella   bacheca sindacale:partiamo da qui.


donna di denari