Il nuovo “lodo” è peggio dei precedenti

di Carlo Leoni

Dom, 02/05/2010 - 21:14

Dopo la clamorosa e incomponibile rottura politica tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, in molti si chiedono se la legislatura arriverà alla sua scadenza naturale o se affronteremo ancora una volta la consuetudine italiana delle elezioni anticipate. Nessuno appare in grado di rispondere con nettezza a questo interrogativo perché se è certo che il Cavaliere non può tollerare a lungo di subire una strategia di logoramento, è anche vero che non può darla vinta a Fini ed accettare che il suo Governo vada in crisi,e con lui la legislatura, sulla base di una pressione dell’ex leader di AN.  La Lega poi non vuole andare al voto prima di poter esibire ai suoi elettori, come uno scalpo della vittoria, l’agognato bottino del “federalismo fiscale”.
Una cosa ci sentiamo di dare per scontato : Berlusconi non consentirà che le Camere vengano sciolte prima dell’approvazione del nuovo scudo antiprocessi, stavolta “costituzionale”, al quale si sta alacremente lavorando in questi giorni. Non può permetterselo perché la legge sul “legittimo impedimento” è per sua natura transitoria e quindi incombe la ripresa dei processi Mills, Mediatrade e Mediaset sui diritti televisivi.
Liana Milella su La Repubblica di Giovedì scorso anticipava i contenuti di quello che dovrebbe essere, in gergo giornalistico, il nuovo “lodo costituzionale”, dopo quelli “Schifani” del 2003 e “Alfano” del 2008, entrambi bocciati dalla Corte Costituzionale. Il teso sarebbe ormai pronto ed è in corso di esame da parte di vari palazzi e uffici della politica romana.
Va detto subito che si tratta non di una modifica della Costituzione ma di una “legge costituzionale” approvata quindi con le procedure previste dall’art.138. Ricordiamo a tutti che questa procedura prevede quindi, al pari delle modifiche vere e proprie della Costituzione, il referendum confermativo e senza quorum. Lo dico perché a questo ci si deve fin d’ora preparare.
Ma le novità, rispetto ai testi precedenti, non si fermano qui. Tra le alte cariche da proteggere dall’azione penale scompaiono non solo il Presidente della Corte Costituzionale – già perso per strada nel passaggio tra Schifani e Alfano – ma anche i Presidenti delle Camere. Fanno il loro ingresso invece nell’area dell’impunità i Ministri ( e Scajola non si dispiacerà per questo ). Entrambe queste scelte, sia quella di escludere i presidenti delle Camere, sia quella di includere i Ministri sarebbero in ossequio al principio  di primus inter pares   richiamato dalla Consulta a proposito delle figure di Presidente del Consiglio e di Presidente di Camera e Senato.
 Alte cariche dello Stato entrano ed escono tra un lodo e l’altro come in una porta girevole : restano fisse come stelle del firmamento solo le figure del Capo dello Stato e del Presidente del Consiglio dei Ministri. E non è un caso.
Cambia poi la procedura che attiva la sospensione del procedimento : non più automatica ma “sottoposta al voto della Camera o del Senato”. Non sono però indicati però i criteri in base ai quali il Parlamento dovrebbe orientarsi in questa scelta e niente si specifica poi per quel che riguarda il Presidente della Repubblica, ma si intuisce doversi prevedere addirittura il Parlamento in seduta comune, per salvarlo da un eventuale procedimento.
Il fatto che decidono i parlamentari toglie al diretto interessato la facoltà di rinunciare allo scudo giacché questa decisone non è più nelle sue disponibilità.
Può darsi che il testo, rispetto a quello anticipato, subisca ancora ritocchi e vengano limate le più clamorose incongruenze dal punto di vista giuridico.
La nostra contrarietà resta netta e di fondo. Combatteremo anche questa nuova misura così come abbiamo combattuto il lodo Schifani e il lodo Alfano.
Siamo stati e restiamo contrarissimi non solo per la incostituzionalità di talune norme o per i difetti giuridici dei testi approvati, e neanche soltanto perché tutto questo riguarda gli interessi di Berlusconi a scappare dai processi a suo carico.
 E’ la filosofia stessa di queste iniziative legislative che ci ripugna.
Chi ricopre alte funzioni istituzionali deve essere una persona onesta e percepita come tale dai cittadini, lontana mille miglia dalla tentazione di commettere reati. La filosofia che c’è invece nei vari “lodi”, compreso questo ultimo in via di confezionamento, dice al contrario che un Presidente della Repubblica o del Consiglio, un Ministro e così via può commettere i reati più vari, l’importante è che non sia processato. Questo è inaccettabile dal punto di vista etico, prima ancora che giuridico.
Per questo la nostra contrarietà si farà sentire.


Sergio Calef occorre

Sergio Calef
occorre combattere con tutti i mezzi che Leggi di questo tipo possano non solo vedere la luce in un Paese che si dichiara a parole Civile,Democratico e difensore dei diritti di tutti,ma che possano ,anche in forme e stutture diverse,in un eventuale futura Revisione Costituzionale venir deliberate in tempi non più inquinati da Berlusconi e dai suoi Lacchè.
L'art.138 va cancellato e sostituito con un articolo che dica pressapoco:Nessun Cittadino è al disopra della Legge che va applicata per qualsiasi reato(non di opinione e/o verbale)in ugual misura sia per il Cittadino Comune che per Coloro che ricoprono Cariche Istituzionali,di Governo e/o Parlamentari come pure di Partito o di Rappresentanza Sindacale.


donna di denari