Aly Baba FayeCare compagne e cari compagni,
Oggi inizia un nuovo corso. Dunque è un giorno importante. Uno di quei giorni destinati a rimanere nella storia di questo paese.
Vorrei dire quanto sia grande la mia emozione nell’essere qui e nell’aver il privilegio di prendere la parola.
In 20 anni di impegno civile e politico, ho avuto molte occasioni di presenziare a grandi appuntamenti. Ma questa volta è diverso, perché la mia presenza qui non è quella di un semplice convitato. Qui mi trovo insieme a voi come socio fondatore di una cosa.
Dunque per me è un grandissimo onore che mi fa sentire come non mai cittadino di questo paese.
Perciò non posso non esternare la mia gratitudine a Fabio Mussi che, con la sua generosità e la sua sensibilità politica, ha voluto che io fossi tra i protagonisti di questo percorso.
Oggi, nasce un movimento politico il cui nome, Sinistra Democratica, ricorda quello del partito cui militavamo e che il congresso di Firenze a deciso di sciogliere. Sembra si tratti di un anagramma quasi un augurio per una nuova partenza su basi diverse per realizzare finalmente quella idea politica che giustificava la nascita dei DS al congresso di Torino.
A scanso di equivoci, vorrei dire che non sto proponendo di ricostruire i DS. Credo però che l’idea politica originaria che sottostava alla sua nascita vada recuperata e re-interpretata in una chiave diversa.
Tuttavia, se è vero che il movimento nasce sulla falsa riga del scioglimento dei DS, è altrettanto vero che non si tratta solo di riflesso condizionato o di ripicca. Le ragioni che ci hanno portato qui prescindono dalla contingenza politica.
Siamo qui perché abbiamo una visione della società, un’ambizione politica e oserei dire un senso di missione. Qualcosa di più di una mera operazione meccanica volta a riempire un vuoto politico. E non siamo qui per aggiungere un ennesimo “partitino” nei tanti rivoli della sinistra italiana.
La nostra volontà va ben oltre! La nostra ambizione è più grande. Siamo qui con l’intento non solo di rinnovare la sinistra ma nel contempo vogliamo di riformare la politica italiana.
L’abbiamo ripetuto più volte eppure c’è chi persiste nel non voler capire e c’è persino avendo capito cerca di banalizzare le nostre ragioni.
La nostra scelta è stata oggetto di molte interpretazioni a volte dissonanti e spesso fastidiose. Abbiamo sentito di tutto e di più e persino qualche insulto! Quindi è giunto il momento di toglierci qualche sassolino dalla scarpa!
Ai commentatori politici che si sono esercitati in interpretazioni tendenziose e giudizi sommari e a quegli opinionisti che si dilettano con le etichettature e le aggettivazioni, ho qualche cosa da obiettare!
Sappiate che noi non ci riconosciamo nelle vostre caricature! Perché non siamo né “scissionisti” né settari. Non siamo né nostalgici né prigionieri del passato. Non siamo né conservatori né temiamo il cambiamento. Questi sono anatemi che noi non accettiamo.
Certo, sappiamo di non poter contare su un’adesione acritica alla nostra scelta. E non pretendiamo condivisione da chi la pensa diversamente. Però, chiediamo rispetto per la nostra scelta!
Vedete care compagne e cari compagni, io per educazione e per cultura non mi piace polemizzare e tanto con qualcuno con cui ho condivido un percorso politico fino a qualche giorno fa. E davvero mi dispiace dover richiamare un ex compagno.
Si tratta di Alfredo Reichlin che in un articolo di ieri sull’Unità bollava la nostra scelta come scissionista e stupida. Beh! Professore Reichlin da te non ci aspettavamo insulti.
Noi non siamo una banda di stupidi! Questo giudizio, oltre a far torto alla sua intelligenza, rappresenta un’offesa gratuita per le biografie delle persone che stanno qui come Giovanni Berlinguer, Fabio Mussi, Pasqualina Napolitano, Katia Zanotti e migliaia e migliaia di compagne che hanno fatto questa scelta.
Io credo davvero che nel confronto politico e nella dialettica delle posizioni c’è una regola che non deve mai venire meno cioè che si può dissentire senza essere sgradevoli. E non è affatto bello trattare degli ex compagni come dei nemici solo perché hanno fatto una scelta diversa della tua.
Noi siamo una comunità di uomini e donne che condivide una idea politica e una speranza: rendere la società più giusta e il mondo più bello dove vivere.
Noi siamo qui perché crediamo che il mondo abbia bisogno dei valori della sinistra e della sua spinta riformatrice..
Insomma, siamo qui perché vogliamo riformare la politica, siamo qui perché vogliamo unire la sinistra, siamo qui perché vogliamo cambiare l’Italia, siamo qui perché crediamo che un altro mondo è possibile. Dunque abbiamo tanto lavoro da fare!
Tanto da fare per consentire alle giovani generazioni di costruirsi un futuro. Tanto da fare per i pensionati confinati nella solitudine e nell’indigenza; Tanto da fare per quelle madri che fanno salti mortali per conciliare lavoro e famiglia; Tanto da fare per quei padri che fanno fatica per varcare la quarta settimana; Tanto da fare per quegli operai esposti al rischio di incidenti mortali sul lavoro; Tanto da fare per quei migranti ridotti in schiavitù e che patiscono il disprezzo sociale. Tanto da fare per quegli insegnanti che nonostante la precarietà danno se stessi per educare i nostri figli. Tanto da fare anche per quei piccoli imprenditori che producono ricchezza e danno occupazione ai nostri giovani e lottano nel mercato globale per non chiudere bottega.
Davvero abbiamo tanto lavoro da fare e siamo qui per questo.
Dunque, nel celebrare la nascita del nostro movimento, dobbiamo ricordarci che non bastiamo a noi stessi e che serve l’unità della sinistra italiana. Ma ciò non dipende solo da noi! Ma anche dalle altre forze della sinistra i cui rappresentanti sono qui presenti.
E a loro mi rivolgo dicendo che noi siamo pronti al confronto e ci proveremo con tutte le nostre forze perché nasca in Italia una sinistra unitaria e moderna. Ma non può bastare un semplice ricongiungimento della diaspora delle sinistre. L’unità a sinistra sarebbe soltanto un operazione elettorale se non ci dessimo come obbiettivo di cambiare la sinistra e di rivedere il suo modo di essere e di operare. E questa deve essere la nostra ambizione.
Dobbiamo pensare ad una sinistra nuova che sia in grado di incidere sulle res gestae delle vicende umane come nella migliore tradizione di quel umanesimo secolare che consentì l’emancipazione delle persone dai vincoli feudali, la liberazione di molti popoli dal dominio dei potenti, la tutela della dignità del lavoro e l’affermazione del principio di uguaglianza nelle società moderne.
Dobbiamo recuperare quella capacità e questa forza propulsiva. Dobbiamo assieme creare una sinistra nuova e più grande sono i tempi presenti che ce lo chiedono!
A tal fine è necessario rompere le catene del minoritarismo e la logica della mera testimonianza.
Quindi non più una sinistra che a nome della purezza dei propri valori finisce per privilegiare l’assolutismo dei desideri a scapito del culto dei risultati.
Non più una sinistra della contemplazione passiva ma una sinistra che sappia riempire del suo sangue le viscere della società nella quale viviamo.
Non più una sinistra condannata a dividersi tra un “niente subito” e un “tutto mai” ma una sinistra riformatrice capace di incidere sui processi di trasformazione.
Insomma, serve una sinistra nuova, nuova nei suoi linguaggi e nei suoi strumenti, nuova nella sua strategia e nella sua capacità a fare rete.
Insomma, una grande sinistra del qui ed ora per rispondere alle sollecitazioni del nostro tempo. Questo è il nostro compito, questa è la missione della sinistra.
Lo so che la strada è difficile. Ma tutti noi abbiamo il dovere morale di provarci.
Perché nulla può essere per noi più importante che dare dignità alle persone, dare sostegno alle fasce deboli e ai più bisognosi.
Se siamo d’accordo che i valori fondanti sono condivisi allora dobbiamo dar loro voce e peso politico. E possiamo farcela. A patto però che ciascuna componente della sinistra si rimetta in discussione rendendosi disponibile a privilegiare la prassi e l’attuazione dei valori.
Dunque il terreno del confronto tra di noi non è tanto sui valori quanto sulla strategia più appropriata per affermare i nostri valori.
Allora confrontiamo, rimettiamoci in gioco perché i tempi ce lo chiedono e dobbiamo corrispondere.
Per questo, compagne e compagni, nel mentre celebriamo la nascita di Sinistra Democratica, un movimento non un partito, l’augurio che ci facciamo è che possa superare se stessi in tempi brevi. E ciò avverrà solo quando sorgerà una sinistra nuova, unitaria e di governo. Questa è la nostra speranza. Una speranza che Antonietta Chiappa, una compagna che ho appena incontrato qui direbbe così:
Liberi saremo Noi; Liberi Noi
Quando la notte ci nasconderà
Verso un nuovo giorno correremo Noi
Dove soltanto il Sole ci saprà aspettare
E dove il vento avrà già spazzato i resti di una vinta umanità
Che si abbuffo di morte e di viltà
Liberi saremo Noi, Liberi Noi
Quando la luce ci sorprenderà
Abbracciati agli figli di chissà quale pietà.








