fulvia bandoli
La buona politica è quella che accetta i propri limiti e sa vedere le forze in campo senza preclusioni. Una politica rigorosa e mite ad un tempo, che vede le ragioni degli altri senza rinunciare ai propri principi, che rinnova le forme, che torna alla partecipazione e ai soggetti sociali, che rompe le troppo lunghe e interminabili righe dei personalismi e si mette al servizio del bene comune.
Ebbene questo nostro Movimento politico è una piccola novità, non siamo il centro attorno al quale ruotano le altre cose, come troppo spesso si pensa ogni nuova aggregazione che si affaccia sulla scena…ma una cosa va detta con chiarezza, tutto ciò che comincia a muoversi dentro le forze di sinistra che stanno fuori dal Partito Democratico, la riflessione, il confronto ampio e aperto, la maggiore disposizione all’unità sono il frutto anche e soprattutto della nostra coraggiosa battaglia congressuale e della scelta, pur non priva di difficoltà, che abbiamo compiuto.
Senza la nostra scelta non credo che tutto ciò che oggi si muove si sarebbe mosso!
E non siamo neppure un pezzetto da annettere ad uno o ad un altro partito già esistente. Noi possiamo essere un lievito che aiuta un processo più grande e unitario.
Il terremoto provocato dalla nascita del Pd è di vaste dimensioni, nulla resterà intatto nei dintorni. Nessuna piccola o media forza può mettersi al riparo pensando di difendere il suo perimetro o di allargarlo un po’. Sarebbe una illusione di breve periodo, una scelta miope.
Se la più grande forza della sinistra si fonde con un partito del centro democratico si apre uno spazio nuovo e diverso. E di conseguenza alle forze della sinistra che restano fuori tocca un ruolo per molti versi inedito. Nessuno dei soggetti politici esistenti oggi sulla sinistra del Pd può coprire, da solo,quello spazio.
La prima consapevolezza comune dovrebbe essere questa. La sfida ad unirci deriva da questa consapevolezza.
Il nostro movimento nasce dunque al servizio di una ipotesi politica: unire una sinistra plurale nelle forme e nei modi che insieme sapremo inventare.
Evitando fughe in avanti, fusioni fredde, operazioni di puro ceto politico.
Mettiamola così….noi abbiamo davanti i processi dall’alto, i passaggi democratici saltati, i mancati chiarimenti su nodi di fondo che hanno caratterizzato e caratterizzano il percorso di costruzione del Pd, ebbene teniamo a mente queste cose perché è l’elenco di tutti gli errori che noi dovremmo evitare di compiere.
Noi pensiamo che all’Italia, così come serve al mondo e alle sue brucianti contraddizioni e crescenti ingiustizie, serva una sinistra moderna, capace di fare i conti con il tema del governo, una sinistra socialista ed ecologista, e che soprattutto rinnova la ricerca del socialismo. Incrociando di nuovo e di più il grande tema del lavoro e della qualità dello sviluppo, la libertà femminile che non va solo nominata ma praticata, e ancora i temi del disarmo, della pace,della non violenza, i diritti civili e la laicità dello stato.
Il family day è chiaramente contro i diritti dei conviventi e a favore di una famiglia che non è quella che si incontra nella realtà…le famiglie hanno bisogno di meno precarietà per andare avanti, di credito alle giovani coppie, di servizi sociali, di affitti accessibili….nessuna legge sui diritti dei conviventi può oscurare la famiglia semplicemente perché non c’entra nulla con la famiglia.
Se coloro che dovrebbero difendere la laicità dello stato piegano la schiena avremo uno stato più debole e una chiesa sempre più chiusa. Ed è quel che sta accadendo.
Persino nella Costituzione europea si era giustamente scelto di non fare alcun riferimento alle radici cristiane….in Italia vediamo invece addirittura un partito, il Pd, che le introduce nel suo manifesto fondativo!
Due parole sole sul socialismo e sulla necessità di rinnovarne le categorie interpretative. Dentro quel laboratorio, il socialismo europeo, convivono tante idee e a volte assai diverse, ma quel laboratorio è una sede feconda di ricerca ed è lì che noi vogliamo stare per portare quelle che a me sembrano nuove ed inedite questioni dei tempi moderni: clima ed energia che è il principale terreno di sfida per pensare ad uno sviluppo sostenibile per il futuro, e ancora povertà, disarmo, migrazioni, sicurezza del mondo..temi legati tra loro a doppio filo e attorno ai quali ruota la possibilità concreta di costruire la pace e un mondo più sicuro. E ancora i diritti del lavoro in un mondo nel quale esiste ancora la schiavitù, dove per lavorare si muore, dove il lavoro ha perso dignità, ruolo sociale, riconoscimento e valore economico.
Sulla libertà femminile e sulla rappresentanza delle donne lasciatemi dire francamente una cosa: questa iniziativa di oggi è perfetta, ma il ruolo delle donne non esce come dovrebbe. Non possiamo essere quelli che mettono le donne per bilanciare, noi abbiamo uno straordinario gruppo di donne in questo movimento, forse come pochi ne hanno, e dobbiamo esserne consapevoli.
Donne che, come gli uomini, hanno un nome e un cognome, storie politiche significative, lotte importanti alle spalle, rapporti sociali notevoli e dunque grande capacità di direzione politica. Un movimento nuovo deve saper rispecchiare una società che è fatta di uomini e di donne, e che spesso è più avanti della politica!
Per arrivare a questo non servono solo le quote e meno che mai serve che siano gli uomini a decidere quali donne cooptare in un gruppo dirigente, per fare questo servono regole democratiche e trasparenti, serve votare sulle persone e io sono certa che dentro regole chiare le donne sapranno e sanno già proporsi alla pari degli uomini e trovare il loro spazio di rappresentanza.
Se l’altezza della sfida è quella che ho detto sin qui allora due cose indispensabili a mio parere: la prima è che si torni ad un esercizio da troppi anni smarrito che consiste nella elaborazione politica, nella costruzione di un pensiero politico e nel confronto delle idee. A questo fine credo che un suggerimento che mi ha sottoposto la mia amica Luisa Boccia sia prezioso, quello di darsi al più presto un luogo comune a tutte le forze della sinistra, una sorta di laboratorio delle idee.
La seconda è che si riesca a riportare la politica vicino alle persone e ai loro bisogni.
Mai la crisi e l’impopolarità della politica sono state così profonde, e questa crisi riguarda tutti, noi non possiamo pensare di esserne fuori.
Vedo anche rischi concreti di populismo….questo continuo richiamo ad un popolo impreciso…le primarie agitate come una medicina miracolosa…salvo poi congelare il cittadini delle primarie per un anno e non chiedere loro alcunché ne sul programma dell’unione ne sul Pd.
Mi pare che la partecipazione che ci viene richiesta e che vediamo espressa in tanti movimenti e comitati spontanei debba avere il carattere della continuità e momenti reali di decisione.
Il nostro Movimento parte oggi,i suoi piedi sono sul territorio, le gambe che lo faranno camminare sono i molti e le molte persone che hanno fatto con noi la battaglia congressuale ma anche i moltissimi che, distanziatisi dalla politica in questi anni duri, possono tornare all’impegno se sapremo esprimere un progetto politico convincente e una pratica politica democratica per farlo crescere.
L’apertura all’esterno è una scelta strategica da compiere fin dai primi passi, senza questo carattere saremo solo un nutrito e qualificato gruppo dirigente e due gruppi parlamentari, cose certo essenziali ma non sufficienti a portare a termine il progetto difficile che abbiamo messo in campo: unire la sinistra che più spesso invece si è divisa.
I giornali vogliono far presto, incasellarci in poche ore, ma la fretta e la semplificazione sono nemiche della buona politica e fanno morire anche i più nobili progetti.
Ci attende un percorso che non ha bisogno di scorciatoie, un percorso che dobbiamo fare insieme a tutti coloro che già l’hanno avviato, a coloro che si mettono per strada solo ora, e aperto anche ai moltissimi che ancora non hanno deciso.
Se alla fine di questa strada riuscissimo a dar vita, nel rispetto delle storie diverse, ad un soggetto politico unitario della sinistra italiana avremo compiuto una gran cosa, per l’Italia, per la sinistra, e anche per la coalizione di centrosinistra.
Credo che questa sarebbe la risposta che serve, all’altezza della sfida che la formazione del partito democratico ci ha messo davanti.








