Lavoro in vendita

di Betty Leone

Lun, 01/03/2010 - 06:51

Ho incontrato a Faenza le lavoratrici della OMSA che da circa un mese presidiano la loro fabbrica per impedire il trasferimento delle lavorazioni nell’Europa dell’Est. La fabbrica è in attivo e il mercato dei suoi prodotti non è in crisi ma il datore di lavoro (una volta si sarebbe detto “il padrone”)vuole guadagnare di più e non si preoccupa dei lasciare sul lastrico donne con figli piccoli, mariti in cassa integrazione, che puntualmente devono pagare i mutui e le bollette. E’ questa la  tanto decantata “responsabilità sociale d’impresa”. Alle lavoratrici in lotta il ministro Brunetta ha proposto di trasformare i capannoni industriali in un mercato ortofrutticolo. A parte il fatto che in questo modo si salverebbero solo 30 dei 300 posti di lavoro attuali, quale futuro può avere un Paese che perde progressivamente i suoi siti produttivi per trasformarsi in un grande supermercato? Se si perdono sempre più posti di lavoro e i salari e le pensioni rimangono bassi chi comprerà i prodotti del supermercato?
Queste domande circolavano tra le operaie. Intanto all’incontro convocato dal Ministero per ieri pomeriggio è stato proposto il rientro in produzione di 80 lavoratrici e la verifica a giugno della possibilità di riattivare lo stabilimento di Faenza. E’ forte il sospetto che questo sia solo un espediente per smaltire le scorte senza cambiare il progetto di chiusura dello stabilimento. Perciò oggi in Assemblea le lavoratrici discuteranno la proposta e sono comunque decise a non smantellare il presidio.
Sono molte le storie come questa che incontriamo in giro per l’Italia: sono il segno dei guasti prodotti dalla crisi internazionale, da una competizione senza regole giocata tutta sulla riduzione dei costi, dall’economia finanziaria che ha tolto valore al lavoro e dignità ai lavoratori.
Noi stiamo provando a costruire un partito di sinistra che assuma la rappresentazione del lavoro perché siamo convinti che solo ripartendo dal lavoro sia possibile uscire dalla crisi. Le elezioni di Marzo potranno servire a radicare nei territori il nostro progetto politico ma la strada sarà lunga e non priva di ostacoli.


donna di denari