Nucleare, le furbizie di Scajola

di Massimo Serafini

Gio, 19/11/2009 - 06:56

Il ministro Scaiola è noto convoca ogni settimana  la stampa per fare annunci trionfanti su come procede il cammino del nucleare italiano. Il tono delle sue dichiarazioni è quasi sempre solenne e minaccioso, lo stesso che usava per annunciare le zone rosse e  relativi pestaggi per chi avrebbe osato varcarle, quando preparava, da ministro dell’interno, il tragico G8 di Genova, in cui morì Carlo Giuliani.   Sul cammino del nucleare manifesta sicurezza, quasi volesse esorcizzare le enormi difficoltà che il suo sogno atomico incontrerà. Questa volta, per dimostrare che il nucleare avanza, ha annunciato che saranno rispettati i tempi previsti per la mappatura dei siti che ospiteranno le future centrali. Sicuramente il messaggio che tutto procede per il meglio serviva per tranquillizzare le imprese, l’Enel in particolare, coinvolte nell’affare nucleare, dopo il ricorso alla corte costituzionale contro la legge sviluppo di quasi tutte le regioni italiane.  A noi antinuclearisti, oltre che antiberlusconiani, non può che far piacere che il temerario ministro annunci dove il governo intende costruire le centrali nucleari, prima del voto per il rinnovo dei consigli regionali. Purtroppo però le cose non stanno così. Il nostro astuto ministro in realtà voleva solo dire che si limiterà a fornire la mappa delle zone in cui è esclusa la localizzazione di una centrale nucleare. Saremo forse eccessivamente sospettosi, ma è forte la sensazione che fra le escluse figureranno gran parte delle regioni governate dal popolo delle libertà. Al di là dei nostri sospetti è il resto della procedura che inquieta: non sarà il governo a scegliere dove costruire le centrali, ma l’Enel e le altre imprese energetiche coinvolte, dopo che una commissione di esperti avrà definito i criteri di localizzazione e sicurezza in base ai quali una centrale deve essere costruita. Questo percorso che scarica sulle aziende energetiche la responsabilità della scelta non piacerà eccessivamente all’Enel, ma siamo certi che non protesteranno più di tanto e finiranno per accontentarsi dell’invio dell’esercito a presidiare i territori in cui dovrà materializzarsi il sogno atomico del governo Berlusconi.
Ciò che colpisce  però di questo annuncio, oltre all’arroganza del ministro, pari solo a quella del napoleonico Brunetta, è l’estrema centralizzazione del meccanismo decisionale. In altre parole il vero e proprio sequestro di competenze e poteri che viene compiuto a danno di regioni, province e comuni. Stupisce il silenzio della Lega,  federalista solo quando si tratta di ronde e di politiche dell’immigrazione, mentre ignora la sottrazione di decisioni che la scelta nucleare fa alle autonomie regionali e locali. A ben guardare questo è uno dei limiti più evidenti della tecnologia nucleare: il suo essere una fonte, ancora più di quelle fossili, facilmente monopolizzabile. Come non vedere la sottrazione di democrazia e partecipazione che anche su questa questione dell’individuazione dei siti che dovranno ospitare le centrali viene perpetrata a danno di comuni province e regioni.
Tutte le decisioni,dall’individuazione di dove costruirle fino alla messa in esercizio di una centrale nucleare, sono centralizzate e prese da poche persone, soprattutto coperte da procedure di sicurezza che richiedono omertà e poca informazione ai cittadini. E più a fondo si guarda a questa realtà e più si può cogliere invece la qualità democratica dell’alternativa rinnovabile al nucleare, per il modello distribuito e partecipato che essa promuove. Per svilupparsi le fonti rinnovabili, ma anche il risparmio energetico hanno bisogno di cittadini informati, se li si vuole convincere a utilizzare i tetti delle loro case per mettervi i pannelli solari. Vantaggi non solo di democrazia, ma anche occupazionali perché la produzione, installazione e manutenzione delle fonti rinnovabili ha bisogno di molte più teste e braccia di quelle richieste per costruire e tenere in esercizio una centrale nucleare, anche se va ammesso il nostro conto trascura i numerosi soldati e poliziotti necessari per difendere le centrali da curiosi e terroristi. Scaiola siamo certi preferisce occupare trasformando i territori in caserme, ma una sinistra capace di contrapporre alla scelta nucleare la libertà e l’occupazione di quella rinnovabile e solare potrebbe conquistare il consenso necessario per mandare a casa il governo delle destre e con esso l’incubo atomico e radioattivo in cui vorrebbe far vivere il popolo italiano. Lo slogan della recente manifestazione contro il ritorno al nucleare di Legambiente a  Montalto di Castro era: Pronti a vincere di nuovo! Per dare una mano a questo popolo serve  ricostruire una sinistra.  


donna di denari