Obama a West Point: una nuova strategia che sa di vecchio

di Silvana Pisa

Gio, 03/12/2009 - 06:40

Nonostante si sapesse già molto sul nuovo surge afgano, c’erano aspettative quasi mitiche  per il discorso di Obama all’Accademia Militare di  West Point,  che invece è stato deludente. Ha  deluso  soprattutto quanti nel suo paese lo avevano votato , anche per l’incidenza economica su un bilancio che fatica ad arginare gli effetti devastanti dell’aumento di disoccupati, ha scontentato  molti del suo partito( dalla Presidente Nancy Pelosi ,al vicepresidente Biden, all’ambasciatore statunitense a Kabul), non ha risposto alle aspettative di quanti , nel mondo, avevano sperato in una sua discontinuità rispetto alle politiche belliciste dell’amministrazione Bush.
Confermando quanto già circolava da tempo  ha ufficializzato la “nuova strategia” che prevede l’invio di 30.000 militari  che,aggiunti al contingente Usa già presente sul campo , raggiungerà i 100.000 uomini entro l’estate ( il triplo  di quelli mandati da Bush).
La “nuova strategia” si basa nell’avere previsto per il 2011 ( in tempo per la prossima   campagna elettorale presidenziale ) la data del ritiro. Purtroppo questa exit strategy è un bluff : è lui stesso che lo afferma  nel corso del suo discorso “ ..non si deve confondere la data  dell’avvio di un processo con la data della conclusione..le condizioni del ritiro saranno determinate dalle condizioni sul campo..resteremo e aggiusteremo la nostra tabella di marcia a seconda di quello che succederà tra 18 mesi”. Tutto ciò non stupisce piu’ di tanto , considerato che nel frattempo sono sfumate anche le sue promesse elettorali sul ritiro dall’Iraq dove continuano a restare circa 150.000 militari  di cui  50.000 già si sa che rimarranno a tempo indeterminato, inseriti nelle 8 basi permanenti USA.
Ma anche gli obbiettivi della guerra in Afghanistan ricalcano quelli  della “guerra al terrorismo”di Bush : “guerra giusta..per smantellare,distruggere, sconfiggere Al Qaeda … perché è in gioco la sicurezza degli Stati Uniti”.
Non rileva che un numero sempre maggiore di autorevoli analisti internazionali riconoscano che l’occupazione militare dell’intero Afghanistan per sconfiggere Al Qaeda ( come dire bombardare la Sicilia per sconfiggere la mafia  trapanese)  sia avvenuta  in  realtà per perseguire mire  ben precise : l’interesse geopolitico di Washington a controllare, con basi Usa permanenti, una regione strategica  per la sua posizione.
Mentre Al Qaeda, non radicata geograficamente, si era da subito spostata nelle zone tribali, la guerra condotta in questi anni dalla Nato e dagli Usa ha coinvolto soprattutto i talebani  pashtoon
che sono sempre stati  altro da Al Qaeda, anche se tanti media occidentali li hanno equiparati unificandoli nella voce  “terrorismo”  che comunque , lo ricordiamo per inciso, si combatte soprattutto sconfiggendo la povertà che ne costituisce brodo di coltura.
Questo ennesimo aumento dei militari significherà piu’ vittime tra i civili e tra gli insurgents  in Afghanistan e in Pakistan  - e  l’unico elemento di novità  rispetto a Bush è questo : il teatro operativo si è allargato al Pakistan, sempre più instabile grazie alle strategie Usa di questi anni -prevedendo anche, per le zone di confine, una “guerra segreta” della CIA condotta dal cielo attraverso droni sempre piu’ sofisticati.
Non solo : l’aumento nelle regioni della potenza bellica occidentale finirà per indebolire ancora di piu’ sia Karzai che Zardari, presidenti corrotti e screditati, che diventeranno sempre più insignificanti e delegittimati. Un generale pakistano,  Sultan Amir Tarar , prevede che la campagna di Washington,  per coinvolgere sempre di più nella guerra contro i talebani  l’esercito pachistano(sovvenzionato con oltre 7 miliardi di dollari) ,  equivalga ad una “guerra in appalto” che più si allargherà alle zone tribali più amplierà le forze di ribellione.
Suona inutile che Obama da West Point faccia la voce grossa nei confronti  di  Karzai “..non ci saranno piu’ assegni in bianco…Karzai deve sapere che è giunto il momento di assumersi le responsabilità del caso…” dal momento  che Karzai ,anche se le sue quotazioni presso l’amministrazione  americana sono oggi al ribasso, è il governante scelto  dagli Usa fin dall’inizio e di fatto avvallato anche recentemente,nonostante i  comprovati brogli elettorali.
Anche il “multilateralismo” proclamato da Obama come tratto distintivo  fin dal suo discorso di insediamento , rischia di fare acqua da tutte le parti : sappiamo tutti che la Nato fa quello che Washington decide. Margini d’autonomia sono istituzionalmente previsti ma raramente esercitati.
Nei prossimi giorni a Bruxelles si riuniranno i ministri degli Esteri dei paesi della Nato , molti dei quali – Italia,Polonia,Turchia , politicamente meno autonomi – hanno già promesso l’aumento del proprio contingente militare .
Berlusconi, Frattini e La Russa  senza alcun passaggio parlamentare ( tanto il PD è sempre d’accordo su qualsiasi escalation bellica ) hanno già dato il loro assenso.  I conseguenti  impegni economici ( anche da noi la disoccupazione non scherza: 2 milioni , oltre ai 750.000 in cassa integrazione!) non spaventano : basta spostare le pedine sulla scacchiera . Dal teatro libanese e da quello kossovaro, dove evidentemente non erano indispensabili , i nostri militari saranno spostati in Afghanistan per rendere “ piu’ prestigioso” il nostro ruolo nella Nato anche a costo di cambiare ulteriormente le regole d’ingaggio.
Crediamo che la strategia illustrata da Obama non riuscirà a pacificare e ristabilizzare l’area  che  avrebbe bisogno di ben altro : a cominciare  da quella famosa Conferenza internazionale , rifiutata dai talebani che la condizionano al ritiro dell’occupazione militare straniera . Nessun abbandono del paese quindi ma una riconfigurazione di aiuti per la ricostruzione in cambio del riconoscimento dei  diritti umani.
Per  tutto questo  bisogna far sentire voci contrarie  : le occasioni non mancano.
A breve sarà calendarizzato anche alla Camera il decreto di finanziamento per gli ultimi due mesi del 2009 delle missioni internazionali, che in questi giorni è al Senato. Tra la fine di gennaio e febbraio   sarà presentato il decreto annuale. Il tema dell’aumento delle truppe italiane deve trovare un’opposizione,una mobilitazione   almeno nel paese. L’uscita dalla guerra e la proposta di strategie di riconciliazione è una cosa che dobbiamo non solo al rispetto dell’articolo 11 della Costituzione ma  anche - utilizzando le parole di Obama per il fine opposto -  “..per il futuro dei nostri figli”       


donna di denari