Riforma della giustizia o affossamento della magistratura?

di Carlo Leoni

Mer, 14/10/2009 - 22:01

Lo chiameranno “Riforme urgenti in materia di giustizia”, ma il disegno di legge che stanno preparando a via Arenula e Palazzo Chigi ha il sapore della vendetta e del colpo finale all’autonomia della magistratura e alla dignità della giurisdizione. E’ dal momento della sua “discesa in campo” che Berlusconi persegue l’obiettivo della separazione delle carriere e della sterilizzazione del CSM.
I tentativi fin qui esperiti si sono infranti per imperizia dei proponenti e degli estensori, per palese incostituzionalità, per le resistenze dei magistrati, di molti intellettuali, delle forze sociali e politiche democratiche.
In qualche occasione sono state componenti politiche dello stesso centrodestra (a volte la Lega a volte AN) a stoppare il disegno restauratore di Berlusconi ai danni della giustizia e dei magistrati.
Stavolta il Presidente del Consiglio vuole andare fino in fondo e coronare il sogno che è stato di Licio Gelli e di quelle componenti opache e illegali delle classi dirigenti italiane che all’inizio degli anni ’90 persero gli antichi referenti politici sotto i colpi di mani pulite e ne scelsero di nuovi sostenendo l’ascesa di forza Italia e di Silvio Berlusconi.
La “separazione del carriere” è sempre stata l’ossessione principale di questi sepolcri imbiancati: dal “Piano” di rinascita democratica” al “Patto con gli italiani”, fino ai giorni nostri.
Dare un colpo alla magistratura sembra per altro al leader della destra il modo più appropriato per reagire con spirito di vendetta, alla bocciatura del “Lodo Alfano” da parte della Corte Costituzionale.
Intendiamoci: la separazione delle carriere tra giudicanti e requirenti  non è in sé una misura autoritaria e antidemocratica, tanto è vero che essa viene a volte caldeggiata anche da giuristi e da esponenti politici di sinistra, ma non si può essere ingenui: chi, in Italia, si appresta a forzare la mano in quella direzione in realtà persegue l’obiettivo, quello sì antidemocratico, della sottomissione dei pubblici ministeri al potere esecutivo.
Sembra peraltro che il governo voglia introdurre la separazione delle carriere mediante legge ordinaria, configgendo così, ancora una volta, con l’ordinamento costituzionale.
Le altre perle della cosiddetta riforma della giustizia saranno oltre alla divisione in due del CSM (cosa ancor più anticostituzionale), misure volte a sbilanciare ulteriormente il processo penale a favore della difesa fino a prevedere che non possa essere respinta a richiesta di perizie o di ascoltare testi.
Tutto questo a scopo puramente dilatorio, allo scopo cioè di allungare ulteriormente tempi del processo già biblici per raggiungere ancor più facilmente l’agognata meta della prescrizione.
Come è evidente, se questi propositi diverranno legge, avremo un sistema di giustizia ancor più inefficiente, diseguale, contrario ai principi fondamentali della nostra carta costituzionale.
Prepariamoci ad una forte battaglia di opposizione contro tutto questo.


donna di denari