Vogliamo dare un partito a chi ci aveva già scelto

di Andrea Carugati

Lun, 21/12/2009 - 07:11

«La democrazia ha le sue regole fondamentali che non sono negoziabili Come l’articolo 3 della Costituzione»
Intervista a FabioMussi
«Impensabile che un Paese come l’Italia non abbia una sinistra» dice il leader si Sinistra Ecologia e Libertà
Al Pd dice «alleanze sì, ma per fare cosa?».
Nonostante la «salute non ottima» e i «tanti rovesci» del recente passato, Sinistra e libertà prova a ripartire. Lo fa oggi e domani all’Hotel Marriott di Roma, con la sua prima assemblea nazionale. «Vogliamo dare un partito a quel milione di elettori che ci ha votato alle europee », dice Fabio Mussi. «È un’impresa difficile, ma è impensabile che un paese come l’Italia non abbia una sinistra, noi vogliamo costruirne una di governo e non minoritaria, che pensa a governare mantenendo una cultura critica, senza cedere al moderatismo. L’idea che per
governare bisogna assomigliare alla destra ha avuto molto seguito negli ultimi 20 anni, ma si è dimostrata
del tutto infondata».

Che cosa uscirà da questa vostra assemblea?
«Sarà un passaggio intermedio verso il nuovo partito che nascerà con il congresso a giugno. Dall’assemblea
usciremo con un nuovo simbolo, che conterrà anche la parola ecologia, una piattaforma ideale e programmatica
e un primo pacchetto di regole interne».

Nominerete un leader, o un portavoce?

«Sarà eletto certamente un coordinamento, io credo che sia necessario anche indicare una guida. Non è
previsto nella scaletta, ma è nell’ordine naturale delle cose».

Sarà Vendola?
«Non metto il carro davanti ai buoi, dipende anche dalla situazione pugliese. E poi il segretario si eleggerà
al congresso. Basta con la disputa sulle persone».

Pensa che la vicenda pugliese di Vendola, se le cose andassero male, possa travolgere anche Sinistra e libertà?
«Se non si fanno i passi giusti si possono fare male in tanti, in Puglia. Io però vorrei che Sl si occupasse anche
del fallimento di Copenhagen, o della disoccupazione che cresce. O delle gravissime minacce alla libertà in Italia. Penso al ferimento di Berlusconi. Il premier merita solidarietà e auguri senza “ma”. E tuttavia penso agli attentati a Kennedy, Palme, Chirac. Mai è accaduto in una democrazia che le opposizioni fossero accusato di essere i mandanti. Il discorso di Cicchitto alla Camera mi ha ricordato l’incendio del Reichstag. Di fronte a questo tentativo di sopraffazione l’opposizione dovrebbe mostrare i denti».

Il Pd ha proposto a Vendola seggi sicuri nelle sue liste in cambio di un suo passo indietro in Puglia. Cosa ne pensa? Potreste entrare nelle liste Pd?
«Non mi piacciono gli scambi. Ora pensiamo alle regionali. Per le politiche vedremo, al Pd dico che non gli è utile picconare la costruzione di un partito di governo alla sua sinistra. Non siamo una ruotina di scorta che si può buttare quando non serve. Noi lavoriamo per un nuovo centrosinistra, ma con la nostra autonomia ».

Eppure il Pd di Bersani sembrava piacerle...
«Ho apprezzato la sua campagna per le primarie,ma orami pare enigmatico,sto a guardare. Ci sono molte
cose che vedo e non condivido. D’Alema paragona Berlusconi a Di Pietro. Che senso ha? Di Pietro può non piacere ma sta nel nostro campo. E poi non è stato il Pd a salvare solo lui nel 2008? E il dialogo con la
destra su che cosa? La lista delle riforme la fa sempre Berlusconi, e coincide con la giustizia quasi per antonomasia. Ma sostenere il lavoro e ridurre la precarietà non sono riforme? Al Pd quindi dico: alleanze
sì ma per fare cosa? E poi: perché tra tutti i governatori uscenti volete sacrificare solo l’unico che non è vostro
e, guarda caso, è di sinistra? Perché accendete le primarie come un lampeggiante, solo quando fa comodo?».

E con la federazione di sinistra di Ferrero e Diliberto che rapporti avrete?

«Bisogna trovare il modo di fare iniziative comuni, sulle questioni sociali e anche su quelle democratiche. Sl deve tessere una rete tra le opposizioni».

Per voi è possibile pensare ad una qualche forma di immunità per le alte cariche?
«La democrazia ha le sue regole fondamentali, che non si possono cambiare, come l’articolo 3 della Costituzione
per cui tutti sono uguali davanti alla legge. Sono cose non negoziabili, pena la perdita dell’anima. I mezzi per difendersi nei processi a Berlusconi non mancano, per ora se l’èppure cavata bene. Questo tema non può essere al centro dell’agenda del Paese: su 24 ore bisogna dedicarne 23 e 55minuti ai 2 milioni di disoccupati, e 5 minuti ai problemi del premier con la giustizia. Altrimenti che cavolo di sinistra sei?».❖


donna di denari